venerdì 19 settembre 2014

I SICILIANI - ETERNI SCHIAVI

SICILIANI? ETERNI SCHIAVI

Spesso passa la voglia di scrivere. Passa per tante ragioni: vuoi una vita frenetica, vuoi il fatto che spesso ci troviamo attanagliati da mille dubbi, vuoi qualunque cosa. Ma mai, come in questo momento della mia vita, sento l’esigenza di comunicare i miei pensieri.


La prima domanda che bisogna porsi per dar vita ad una riflessione è sempre la seguente: Chi sono? E allora la mia mente, iraconda e funesta, mi porta ai miei paesaggi, a ciò che mi appartiene, alla mia Sicilia. Eh già, perché se non si prende contezza di questo diventa complicato andare avanti.
Sono figlio e fratello di tanti uomini che hanno contribuito alla lotta per la libertà di una Terra che non ha mai conosciuto un riscatto. Una frase mi colpì, non molto tempo fa. Una frase che fa parte di un film di Italo Zeus, un mio caro amico che tanto ha da dire, ma che spesso perde la voglia di farlo: “La Sicilia ha sempre avuto bisogno di un padrone”.

E ripercorrendo con attenzione l’excursus storico della nostra terra, non posso che essere pienamente d’accordo con Italo. 

Da qui è scaturito il resto: Il siciliano è pigro per natura, succube per natura, triste per natura. Non annovera, nel suo dialetto, il tempo futuro dei verbi, tanto è vero che se per caso si volesse esprimere una considerazione in tal senso utilizzando la nostra lingua natia, risulterà a tutti impossibile. Il siciliano è schiavo per natura. Eppure … nonostante tutto si procede in questa landa desolata ove solo pochi astuti riescono a detenere il potere: uomini che hanno parassitato sulle spalle di altri, rubando e saccheggiando il denaro pubblico, che spetta al popolo, che è del popolo.

Guardo gli occhi di madre che cercan certezze, vedo gli occhi di padri che non sanno più a quale santo votarsi, per i cattolici … gli altri non hanno neanche dio accanto a loro.
Una terra incatenata a se stessa, a millenni di stupri, di saccheggi, di morte, di disperazione. Di mafia e pregiudizio, di stragi e brigantaggio. Ma chi vuole tutto questo? Chi detiene in mano le fila di questo gioco perverso e malato che ha annientato l’orgoglio dell’essere siciliani?
È la stessa classe dirigente; sono gli stessi politici di ieri e di oggi che detengono le fila di ogni possibile fonte di illecito guadagno: sanità, immondizia, gare d’appalto, formazione, posti di lavoro (ove ne sono rimasti). 

Una terra lasciata al degrado: una terra governata dal presidente più inconcludente di questi ultimi trent’anni, con l’assenso di tutti quelli che hanno sempre auspicato questa condizione di stabilità.
Vuole essere un monito volto al risveglio delle coscienze: non è un appello di nessun tipo se non nella misura in cui esso comporti il risveglio di tutte le coscienze critiche ancora presenti su questa nostra Sicilia: “Se ci siete battete un colpo!”

Non esiste un domani ove la notte è così lunga da negarsi al mattino. Esiste un domani solo ove il mattino risorge; e per permettere ciò ogni siciliano dovrebbe riscoprire il gusto dell’appartenere, dell’essere parte di un progetto comune che porti ricchezza e prosperità.

Il siciliano deve conquistare, per la prima volta, la sua dignità. Troviamo il coraggio di parlare, di sentire, di vedere, di confrontarci, di commentare, di essere uomini liberi alla ricerca della propria felicità. La via del riscatto non è così lontana: basta solo riaccendere la luce all’anima rivoluzionaria che è presente in ciascuno di noi per dar vita al primo vero riscatto di una terra che ci appartiene, che è nostra.

Gente di Sicilia, uomini liberi. Uniamoci.





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