CHI
HA UCCISO ATTILIO?
Avevo 19 anni; mi
trovavo a Palazzo dei Leoni, a Messina, dove si era conclusa una kermesse
artistica di 5 giorni assieme a tanti compagni e compagne: c’era Marlene, c’era
Stefano, c’era Giada, c’era Tonino, c’erano i compagni di lotta: c’era la
voglia di riscatto.
La conferenza stampa
conclusiva era prevista per le 17. Ad un tratto si fece strada fra quella
discreta folla di giornalisti, curiosi e sostenitori, una donna dai capelli
grigi. Una donna a modo. Una donna straziata. Immediatamente mi chiesi chi
fosse. Non tardai a scoprire che si trattava di Angela Manca, la madre dell’urologo
Barcellonese ucciso dallo stato e dall’antistato per essere entrato in contatto
col boss Bernardo Provenzano e averlo operato nel famoso viaggio a Marsiglia.
Un intervento alla prostata; un intervento effettuato per via laparoscopica,
tecnica messa a punto dal luminare siciliano.
Ascoltando le parole di
quella donna quel giorno si accese una scintilla. Fui pervaso da una rabbia, da
una grinta non indifferenti che mi portarono a dire: ma se Attilio fosse mio
fratello?
E, in effetti, quel
giorno, Attilio diventò mio fratello. Nacque l’Associazione Peppino Impastato e
per me, Attilio, ha sempre rappresentato un Peppino della modernità. In effetti
ci volle molto tempo affinché la memoria del giovane attivista di Cinisi
potesse trovare il giusto spazio nella storia.
Su Attilio ho già
scritto; tanto. La storia, ormai, è sulla bocca di tutti: tv, radio, giornali,
opuscoli, libri. Ma adesso il corso delle cose sembra cambiare. Giuseppe
Setola, appartenente al clan dei casalesi, killer e pentito, ha rilasciato una
testimonianza che potrebbe portare alla riapertura del caso Manca, archiviato
più e più volte dalla Procura di Viterbo che, evidentemente, sa negare l’evidenza
con una naturalezza riluttante. Già, perché per i più il giovane Attilio si
sarebbe ucciso da solo; però non si sa come. Overdose dicono; ma non si
riescono a spiegare i segni di strangolamento, il setto nasale deviato, la
presenza di arnesi da sala operatoria nella stanza, la pozza di sangue nella
quale è stato ritrovato il corpo, l’accurata pulizia di tutta la casa… e la li
sta continua. Suicidio. Il magistrato lo dice. Quello stesso magistrato che
dovrebbe riuscire ad immedesimarsi nella mente di una madre, di un padre, di un
fratello che sanno, che vogliono sapere e che chiedono giustizia.
I pm palermitani
Tartaglia e Di Matteo dovranno ora ascoltare le rivelazioni di Setola che
potrebbero dare un corso totalmente diverso alla vicenda, restituendo la
memoria di una giovane eccellenza messinese, ucciso dall’antistato e dallo
stato. La tesi del suicidio montata ad arte oggi non regge più. E non regge per
delle motivazioni fin troppo ovvie: innumerevoli mancanze nella conduzione
delle indagini, nella ricostruzione della scena del delitto. Particolari
rilevanti volutamente obliati e non tenuti in considerazione.
Lo stesso Attilio era l’unico
specialista a saper operare il tumore alla prostata per via laparoscopica, e
come emerge da tanti scritti sulla latitanza di Bernardo Provenzano, a firma di
illustri giornalisti del panorama intellettuale di questa Serva Italia, la
degenza del boss durò solo qualche giorno. Conseguenza resa possibile solo da
un intervento effettuato nell’innovativa modalità messa appunto dal giovane
urologo messinese; quello stesso urologo che si sarebbe suicidato utilizzando
una siringa di eroina sulla quale sono sparite le impronte digitali (?).
La ricostruzione del
caso Manca? Un’immagine chiara come un puzzle completo: facile da terminare se
non fossero stati rubati i pezzi chiave per offuscare le menti e violentare la
verità.
Voglio solo esprimere
una considerazione: il corso delle cose sembra cambiare e l’epilogo di questa
triste vicenda pare giungere al termine. Ma l’interrogativo costante che mi
pervade la mente è il seguente: chi ha ucciso Attilio Manca?
Di certo a questa
domanda sono i genitori che hanno provato a dare una risposta; il fratello
Gianluca, gli avvocati Ingroia e Repici, i suoi amici, tutti quelli che sin da
subito non hanno asserito che Attilio fosse solo uno sporco drogato,
infangandone la memoria e distruggendo la vita di due guerrieri instancabili
che sono Angela e Gioacchino.
Io mi chiedo: per tutto
questo, qualcuno pagherà prima o poi? O rimarrà un delitto impunito come molte
pagine di storia tragiche di questo stato barzelletta che è l’Italia? Ed
arrivati a questo punto pretendiamo di sapere chi ha ucciso Attilio Manca.
Pretendiamo di sapere i nomi di tutti. Pretendiamo di sapere perché la procura
di Viterbo ha archiviato con estrema facilità tutte le istruttorie sul caso
bollando il tutto con una parola che, oramai, è diventata credibile quanto il
sole a mezzanotte: suicidio.
Si, è la società
suicida. È la società che si sta avviando verso una strada senza ritorno:
quella stessa società che non comprende che la verità, spesso, è meglio tenerla
nascosta.
Oggi pretendiamo di
sapere. Oggi pretendiamo di conoscere la verità. Oggi pretendiamo di conoscere
i nomi e i cognomi di chi ha negato la vita ad un luminare che ha avuto la
colpa di trovarsi in qualcosa di più grande di lui. Penso ad Attilio. Penso a
come avrà vissuto gli ultimi giorni della sua vita, pervaso da quel sentimento
triste e sovente che da che mondo è mondo ha un nome lampante che fa tramare le
corde del nostro essere: il DUBBIO.
Non un’altra Piazza Fontana, non un’altra Stazione di Bologna.
La domanda adesso è una
sola, da scrivere a caratteri cubitali nella mente di chi, fino ad ora, ha
dubitato:
Chi ha ucciso Attilio
Manca?
… e nessuno troverà
pace fino a quando non sarà data una risposta a questa domanda.
Assieme a tutti voi al
servizio della verità; in lotta per rendere giustizia ad Attilio.
Attilio sei
tu, sono io.
Attilio è mio fratello.
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