mercoledì 23 aprile 2014

I BROLESI VIOLENTATI NELL'ANIMO

PENSIERI SPARSI
Brolo ha perso la voglia di vivere
 La rassegnazione di chi ha subito in silenzio



Io credo che ogni uomo, donna o bambino abbia diritto alla sua felicità. Io credo che ogni uomo, donna o bambino abbia il diritto di sapere. Io credo che ogni uomo, donna o bambino abbia il sacrosanto diritto di essere una persona felice. In tutto questo ci credo, e ci ho sempre creduto. Solo che in questo istante, di pessimismo cosmico, mi sento pervaso da ansia e malinconia, da tanta e tanta rabbia che dalle viscere viene su, e arriva alla gola. Un groppone enorme che pesa, e pesa tanto. Passeggio per le strade del paesello in riva al mare. Scenario da mille e una notte. Mi siedo sul punto più alto ove la torre antica guardinga, sola e sconsolata, sorveglia le sentinelle del mattino, vigili e attente come non mai. Cosa sei, paese mio? Cosa sei mio nido di bellezza e amore? Tu che per molti rappresentasti ispirazione, pace interiore, karma ed equilibrio, che cosa sei? O tu, o il mondo, o noi! 

Paese che sei storia, paese che sei arte, paese che sei vita, paese che sei mare, paese che sei sole, paese che sei amore, paese che sei! Punto. Rassegnazione immane. Voglia di mandare tutto a fare in culo. Perché la voglia immane di bestemmiare a gran voce è grande e forte allo stesso tempo. 

Ho sempre cercato di trovare ristoro presso le menti più alte della mia per comprendere e capire il corso delle cose. Ed in questo ambiente ho cercato chiarezza; il desiderio convinto di voler provare a capire, a vedere il buono, a vedere il giusto. Ora, però, mi accorgo di colpo che il giusto non c’è. Mi accorgo di colpo che tutto ciò che sembrava non è e ciò che è non sembrava. E mi chiedo ancora una volta come possa l’uomo essere così accondiscendente, pronto in qualsiasi momento a mettersi a novanta gradi, pronto a farsi profanare il più sacro dei suoi buchi, senza battere ciglio, senza badare al dolore. E poi le risposte ai miei perché: non ci badare, perché le cose vanno così. Perché le cose non si possono cambiare. Perché le cose sono sempre andate in questo modo e nessuno potrà mai cambiarle. 

E guardo la mia gente camminare per strada. Gli sguardi sconsolati di padri di famiglia disperati, uccisi, gambizzati da un sistema che li ha ridotti allo stremo. E guardo gli occhi delle madri che trasudano incertezza, disperazione. Ma nell’atto pratico si attende: che qualcuno faccia un passo, che siano gli altri a muoversi, che siano gli altri a dettare le linee guida per poter far fronte ad una rivolta. Brolo, la mia Brolo, scenario di nefasti e catastrofici saccheggi vili e veementi che per anni hanno rappresentato il fulcro della quotidianità, è assopita e non si sveglia. Un moribondo, un malato terminale in attesa che il tempo passi inesorabile a portar consiglio, a riportare fiducia. 

Ecco, la mia Brolo oggi è così: una bolgia di dannati misti ad agnelli ove i lupi son tornati ad essere clementi, vestiti di un falso perbenismo immorale frutto della dimenticanza e di un perdono giunto forse troppo presto. Cosa sei, Brolo? Come ti hanno ridotta? Cosa ti hanno fatto oh mio bel paese per ridurti così? La rassegnazione mi pervade. Ti han trattato come la peggiore delle puttane, quando eri madre. 

Ma nell’aria sento! Sento la voglia incontrastata di un cambiamento radicale che possa riportare la serenità e la gioia in questo ridente pezzo di terra desolato, ove ognuno ha potuto trarre i suoi benefici. 

Sento nell’aria il desiderio di mutare radicalmente ogni assetto. Sento il fresco profumo di una libertà ormai negata, che dovrebbe far rifiutare il puzzo del compromesso morale, della contiguità e quindi della complicità. Le parole del mio santo laico mi risuonano in mente gagliarde e sempre giovani. E allora mi alzo da questo mio giaciglio e guardo il mare, la torre alla mia sinistra e lo scoglio dinnanzi ai miei occhi. 

In questa giornata uggiosa penso al futuro: di un paese, della sua storia, della sua gente. Ho voglia di gridare, di dire, di parlare, di essere vivo ancora una volta. Adesso è il momento di alzarsi. Guardo ancora il mare e sorrido. In questo preciso istante il mondo mi appartiene e forte di questo mi avvio nuovamente verso l’inciviltà a guardare per l’ennesima volta il baratro funesto nel quale, inevitabilmente, siamo diretti. 

Il momento è ora.

Uno di voi


RADIO 105 SBARCA A BROLO - Il 26 aprile 2014
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