Fino ad oggi era l’unico Procuratore
generale d’Italia imputato; ma da oggi è l’unico Procuratore generale d’Italia
a rischiare una pena detentiva. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria,
infatti, stamattina ha chiesto che Antonio Franco Cassata, ancora non si sa per
quanto Procuratore generale di Messina, sia condannato alla pena di tre mesi di
reclusione in quanto colpevole del delitto di diffamazione pluriaggravata in
danno della memoria di Adolfo Parmaliana.
È stato Cassata, hanno concluso i pubblici
ministeri di Reggio Calabria, a ordinare la diffusione del vergognoso dossier
anonimo colmo di vomitevoli infamie contro la memoria dell’indimenticato
professore morto suicida il 2 ottobre 2008 e lo ha fatto con l’aggravante dei
motivi abietti, perché mosso da spirito di vendetta contro l’ultima lettera di
Adolfo, vero e proprio atto di accusa contro “la magistratura
messinese/barcellonese”.
Oggi chi scrive queste righe, per la prima volta, non
è stato presente in udienza ma ha ragione di ritenere che Adolfo gli avrebbe
perdonato l’assenza, dovuta solo alla contemporanea presenza che ha dovuto
garantire per qualche tempo innanzi a un giudice del riesame e soprattutto per
il resto della giornata alla necessità di partecipare all’udienza preliminare
del processo per la “trattativa Stato-mafia” quale difensore di Salvatore
Borsellino, fratello di Paolo.
Dopo l’intervento del pubblico ministero, è
intervenuto l’avv. Biagio Parmaliana che, nell’insistere nella richiesta di
condanna di Cassata, ne ha tracciato un adeguato quadro biografico. Dopo di
lui, con inversione dell’ordine naturale del processo, ha concluso uno dei due
difensori dell’imputato Cassata. Naturalmente, a differenza dei primi due
interventi, ha chiesto l’assoluzione di Cassata, argomentando con
l’irragionevolezza del comportamento del suo assistito, ove fosse stato il
corvo del dossier anonimo, a tenere nella sua vetrinetta in ufficio le copie
originali del dossier, prive del timbro del protocollo. Certo, se la logica
fosse l’unica molla che muove il mondo, la tesi di quel difensore avrebbe un
senso.
Ma in quella casamadre dell’oscurantismo che è la Messina (anzi, la
Barcellona Pozzo di Gotto) che per decenni ha covato l’impunità del potere. È
stato il delirio di impunità, rovescio della medaglia del delirio di
onnipotenza, a far commettere quella scivolata al dr. Cassata. Del resto, la
storia ridonda di similari esempi celebri. Quest’ultima affermazione prendetela
come un anticipo delle conclusioni che al sottoscritto, così come all’altra collega
che difende le parti civili, toccherà di proporre al Giudice di pace di Reggio
Calabria, dr.ssa Lucia Spinella, alla prossima udienza, il 29 novembre
prossimo.
Fabio Repici

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