La Giustizia, seppur lenta, arriva. Strascicando,
zoppa e martoriata, ma trionfa sempre. Oggi per la Provincia è una giornata
importantissima. I carabinieri del Ros del Comando Provinciale hanno emesso un’ordinanza
di custodia cautelare emessa dal GIP del tribunale di Messina Massimiliano
Micali, su richiesta del Procuratore Guido Lo Forte, nei confronti di 15
persone accusate di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, intestazione
fittizia di beni realtivi ad attività illecite e mafiose. 15 milioni il valore
dei beni sequestrati cautelativamente.
Il termine dell’operazione è giunto stamani grazie
all’operato del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) che in quest’ultimo
periodo hanno prestato particolare attenzione soprattutto ai territori di
Barcellona Pozzo di Gotto (ME). L’operazione stessa ha riguardato parecchi
territori del messinese.
In manette anche un imprenditore di Naso, GIOVANNI
BONTEMPO (figlio del noto titolare del ristorante di Fiumara di Naso) ed un
bancario in servizio alla Banca Popolare di Lodi. Il capo della famiglia
mafiosa di Carini, GASPARE PULIZZI, nel luglio 2007, sarebbe stato rifugiato a
Capo d’Orlando sotto la compiacenza di BONTEMPO, tra l’appoggio dei clan di
Tortorici e dei “Mazzarroti”.
Fatta luce sul triplice omicidio del 1993 a
Barcellona, indagato anche l’avvocato barcellonese ROSARIO PIO CATTAFI. I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di
Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal
Gip Massimiliano Micali, su richiesta del procuratore capo Guido Lo Forte e dei
sostituti della Dda, nei confronti di 15 persone indagate per associazione
mafiosa, omicidio, estorsioni e intestazione fittizia di beni, aggravati dalle
finalità mafiose. Sono stati anche sequestrati beni per un valore di oltre 15
milioni di euro.
I provvedimenti scaturiscono dalla prolungata
attività condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale in direzione dei
sodalizi mafiosi attivi lungo la costa tirrenica della provincia, articolatasi
negli ultimi anni in ripetuti interventi repressivi che hanno colpito gli
esponenti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto e delle sue
diramazioni territoriali. L’ultima tranche dell’indagine “Gotha” si era
conclusa nel giugno 2011 con l’arresto di 18 indagati per associazione mafiosa,
omicidi, estorsioni, porto e detenzione abusiva d’arma da fuoco, intestazione
fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dalle finalità mafiose.
L’indagine “Gotha III” ha ulteriormente circostanziato
l’assetto organizzativo ed i plurimi interessi illeciti della famiglia mafiosa
barcellonese, sodalizio operante nella provincia di Messina, giudiziariamente
già riconosciuto in primo e secondo grado nel processo c.d. “Mare Nostrum” fino
al 1994, poi colpito dagli esiti dei procedimenti Icaro, Eris, Vivaio e
Torrente, frutto delle attività investigative del R.O.S..
Le attività d’indagine sviluppate dal R.O.S., le
convergenti dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia e le
ammissioni di alcuni imprenditori edili recentemente raggiunti da provvedimenti
di sequestro del patrimonio ritenuto, dalla Sezione Misure di Prevenzione del
Tribunale di Messina, frutto dell’attività illecita del menzionato sodalizio
criminale, hanno permesso di definire altri episodi estorsivi finalizzati al
controllo di appalti pubblici e di attività economiche nella provincia di
Messina attribuibili alla responsabilità di RAO Giovanni, cl. ’61, ISGRO’
Giuseppe, cl. ’65, TRIFIRO’ Carmelo Salvatore, cl. ’72, RUGGERI Giuseppe, cl.
65 e CAMPANINO Salvatore, cl. ‘64.
Tale attività illecita era stata in passato già
oggetto dell’indagine “Omega” condotta dal R.O.S. che, nell’anno 2003, aveva
permesso l’adozione di un provvedimento cautelare personale nei confronti di
alcuni soggetti attualmente indagati nell’indagine “Gotha III”, ritenuti
organici e componenti della “cupola” mafiosa barcellonese.
Con l’odierna indagine è stata fatta luce anche su
altri interessanti aspetti dell’associazione criminale barcellonese,
documentandone le dinamiche criminali per un consistente arco temporale.
Tra gli aspetti di maggiore rilevanza figura il
triplice omicidio di RAIMONDI Sergio, MARTINO Giuseppe e GERACI Giuseppe,
commesso a Barcellona Pozzo di Gotto nella notte fra il 3 ed il 4 settembre
1993, per il quale erano stati assolti con sentenza definitiva i noti esponenti
mafiosi barcellonesi D’AMICO Carmelo e MICALE Salvatore. I nuovi riscontri
info-investigativi raccolti, hanno consentito di fare piena e definitiva luce
su quella oscura vicenda e di ritenere gravemente indiziato anche il
barcellonese CALDERONE Antonino, all’epoca dei fatti datosi a preventiva
latitanza ed in seguito tratto in arresto dal Raggruppamento, nell’ambito
dell’indagine Pozzo, per altre vicende connesse alla sua appartenenza al
sodalizio.
Le risultanze delle attività tecniche e dinamiche
sviluppate dal ROS hanno altresì consentito di dimostrare – stando alle
conclusioni del provvedimento del GIP – l’appartenenza alla mafia del noto
avvocato barcellonese CATTAFI Rosario Pio. Sono state infatti meticolosamente riscontrate
le dichiarazioni rese da alcuni recenti ed importanti collaboratori di
giustizia della mafia barcellonese e catanese, i quali hanno indicato il
CATTAFI come soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore
fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle
due citate organizzazioni mafiose.
Tale patrimonio info-investigativo ha dato riscontro
alle propalazioni di altri numerosi soggetti che nel passato avevano descritto
l’odierno indagato come organicamente inserito nella famiglia mafiosa di
Barcellona Pozzo di Gotto ed intraneo alla famiglia mafiosa catanese di Cosa
Nostra riconducibile a SANTAPAOLA Benedetto.
E’ stata fatta luce, inoltre, sull’evoluzione delle
dinamiche criminali interne della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto
anche nel periodo immediatamente successivo all’arresto in provincia di Palermo
di PROVENZANO Bernardo, quando LO PICCOLO Salvatore e Sandro, rispettivamente
padre e figlio, avevano cercato di realizzare un riassetto generale di Cosa
Nostra palermitana e delle sue diramazioni provinciali.
A tal proposito le indagini, hanno permesso di
appurare che la famiglia mafiosa barcellonese, nonché quella dei tortoriciani
riconducibile, all’epoca, a BONTEMPO SCAVO Sebastiano, cl. ’52, sono state
rappresentate – fino al momento del suo arresto – dal referente provinciale di
Cosa Nostra CALABRESE Tindaro, ritualmente affiliato dai menzionati LO PICCOLO,
in deroga all’assetto preesistente che ha storicamente visto interloquire i rappresentanti
dei sodalizi mafiosi messinesi con Cosa Nostra tramite la famiglia SANTAPAOLA
di Catania o tramite il mandamento mafioso di San Mauro Castelverde per mezzo
del defunto rappresentante mistrettese RAMPULLA Sebastiano.
Il CALABRESE ha quindi continuato a reggere
l’articolazione criminale dei mazzarroti del sodalizio barcellonese
controllando le attività criminali nell’ambito del proprio territorio (ed a tal
proposito sono state documentate le infiltrazioni nel Comune di Mazzarrà
Sant’Andrea presso il quale ha prestato servizio il tecnico comunale RAVIDA’
Roberto, anch’egli tratto in arresto) ed ha rappresentato un punto di
riferimento per Cosa Nostra nella Provincia di Messina.
In tale ottica è stata documentata la vicenda della
latitanza a Capo d’Orlando (ME) di PULIZZI Gaspare, uomo di fiducia della
famiglia dei LO PICCOLO nonché reggente della famiglia mafiosa di Carini (PA).
Risulta dalle indagini che costui sia stato ospitato
per alcuni giorni del mese di luglio del 2007 nella citata località turistica
con il pieno appoggio e la copertura logistica del CALABRESE Tindaro,
individuata tramite il noto imprenditore BONTEMPO Giovanni, anche quest’ultimo
tratto in arresto con l’odierna misura cautelare. Il BONTEMPO, oltre a fornire
appoggio per conto di Cosa Nostra, ha operato imprenditorialmente in sinergia
con il sodalizio mafioso barcellonese e con quello tortoriciano mettendo a
disposizione la propria attività professionale al servizio della criminalità
organizzata durante il periodo della reggenza del CALABRESE Tindaro ed in epoca
successiva, anche grazie all’intervento di MARINO Tindaro, altro imprenditore
già tratto in arresto nel giugno del 2011 con l’operazione Pozzo II del R.O.S.
Per tali ragioni il BONTEMPO è stato raggiunto altresì da una misura cautelare
di tipo patrimoniale che ha interessato buona parte degli illeciti profitti
accumulati nel corso degli anni grazie alla mafia ed alle connivenze di alcuni
importanti funzionari di banca, tra i quali D’ARGENIO Sergio della Banca
Popolare di Lodi, anch’egli arrestato.
Contestualmente, la misura cautelare emessa dal
G.I.P. del Tribunale di Messina Dott. Massimiliano MICALI ha riguardato anche
GIAMBO’ Carmelo, noto esponente mafioso già tratto in arresto con l’operazione
Gotha in quanto ritenuto responsabile dell’omicidio di BALLARINO Antonio (i cui
resti erano stati rinvenuti sepolti in località Piano Gorne del Comune di
Mazzarrà Sant’Andrea), PERDICHIZZI Giusi Lina, coniugata col citato GIAMBO’,
nonché TRIOLO Giuseppe, ritenuti responsabili di intestazione fittizia dei beni
finalizzata all’elusione della normativa antimafia e per questo raggiunti da
contestuale provvedimento di sequestro del patrimonio mobiliare ed immobiliare.
Dopo le operazioni “Batana”, “Montagna”, “Vivaio”,
“Pozzo”, “TORRENTE” e “GOTHA” che avevano già duramente colpito Cosa Nostra
messinese, l’odierno intervento depotenzia ulteriormente la struttura mafiosa
indagata, da anni ai vertici del panorama delinquenziale dell’area tirrenica.
(tratto da Centonove)

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