A tutti i professori
e le professoresse
che leggendo questa mia

mi insulteranno,
mi malediranno,
bestemmieranno nella loro mente....
perché è proprio a chi si risentirà
che sono indirizzate queste mie parole.
Buonasera professoressa,
come sta? Spero bene... alla fine è importante che lei stia bene, altrimenti non potrebbe venire ad indottrinarmi con le sue nozioni che mi servono per la promozione.
Io la penso professoressa; la vedo. Lei, che si lecca le ferite, procurate da un sistema che non la tutela, che non la rispetta, che le priva la libertà intellettuale. Cos'è lei? Lei, che si sente all'apice di una carriera già finita nell'oblio del tempo.
Si, lei si starà chiedendo: ma che pretese ha un giovane di 21 anni? Vorrebbe forse mettersi al mio livello. No, io non voglio mettermi al suo livello. C'è sempre una forma di rispetto e, grazie a dio, di distacco abissale. Le differenze tra me e lei sono troppe per poter essere posti allo stesso livello. Ne vuole elencata qualcuna? Siccome so che lo desidera, verrò subito al dunque: in primis io sono un ragazzo, un giovane, ed è con la freschezza di uno sguardo giovane come tanti giovani; e saremo costretti a superare la sozzura che voi ci avete lasciato in eredità.
Si, cara professoressa; questo è il primo motivo. Il secondo è un altro. Io sono una persona LIBERA, a differenza sua. Si, libero di poter dire quello che voglio, libero di poter pensare ciò che penso, libero di fare ciò che è giusto fare. La mia voglia di leggere, di parlare, di discutere, ha elevato ad esempi della mia vita uomini come Pasolini, come Pertini... ma questi sono argomenti proibiti, vero prof? Certo... sono argomenti che lei non può trattare, perché è intenta a rompere i coglioni a tutti noi studenti con i suoi programmi ministeriali. I vostri cari, amati, programmi ministeriali.
In cosa consiste il vostro lavoro? BUROCRAZIA, carte, su carte, relazioni, voti. La maggior parte di voi, e anche lei, professoressa, arrivate in classe, vi sedete, trascorrete la vostra ora come se sotto il culo ci fossero delle spine, e mettete voti, sentenziate, ripetendo le cazzate che ci sono scritti sui libri di liceo, dove, naturalmente, arriva sui banchi di scuola la cultura indottrinata di una generazione malata.
Non faccia la smargiassa, come ha sempre fatto d'altro canto. Io ho pagato; ho pagato questa libertà nella mia vita scolastica; perché mentre lei propinava nozioni ed assegnava pagine e pagine da studiare a casa, io leggevo i classici del pensiero, della filosofia, e leggevo, soprattutto, quei famosi libri "all'indice", quei libri che non si possono leggere. Guardavo i film proibiti, quelli che se li vedi non si deve dire a nessuno (e non parlo dei porno, se sta pensando a questo... non sono un segaiolo).
... e ricordo... ricordo i miei compagni d'avventura che, piano piano, si perdevano per strada. Li ricordo e come. Era quasi una soddisfazione per lei mettere quel due sul registro. Nella sua accezione sadica lei godeva nel vederci in difficoltà, lei godeva nel vederci spremerci per ricordare tutte le stronzate che raccontavate; !la moglie di Socrate... devi ricordare come si chiama la moglie di Socrate!"
Un mio amico, un fratello che fu bocciato per un tre nell'ultima interrogazione di filosofia solo perché non sapeva come si chiamava la moglie di Socrate.
Vi piace giocare con la vita delle persone, vero? Poi ci sono le simpatie, le antipatie... i raccomandati. Certo, cara professoressa. Anche lei aveva la sua raccomandata. Non ricorda, sempre li, a leccarle il culo. E il figlio del dottore Taldeitali, che di latino nè sapeva meno di me, eppure avevo il mio voto moltiplicato per due.
Oppure quella famosa volta che ho copiato il compito di inglese; se la ricorda? Gliela rinfresco io la memoria: ero riuscito a farmi passare la copia dal mio compagno più bravo di me, figlio dell'ingegner Diotiaiuti, il suo amico di famiglia. Il manoscritto era identico, tranne che per il voto. Lui come sempre non era sceso sotto l'8. A me, con un tratto di penna veloce, quasi a voler togliersi da sotto il naso quel foglio fetido solo perché apparteneva a me che non le leccavo il culo, un 4 -, tanto per scriverlo.
Gliela dico io la verità. In quel compito io meritavo 2, perché quella lezione non l'avevo studiata. Ma col mio barare nel copiare il compito, tipico della nostra età, io testo la sua immensa imbecillità e la sua immane scorrettezza. Questo solo per dimostrarle che siamo uomini, tutti quanti, e che le simpatie e le antipatie sono sempre esistite. Dire che la scuola è uguale per tutti è una gran fesseria. A scuola voi avete le vostre categorie di studenti, divisi in fasce... e la vostra mente, nella sua imperfetta schematicità selettiva, li cataloga nei gironi danteschi. E stiamo li, a farci indottrinare dalle vostre fesserie; chi impara bene, chi non impara viene bocciato, lasciato indietro, e chi si è visto si è visto.
Per prima cosa, e qui riprendo Don Lorenzo Milani, voi scambiate la scuola per un ospedale; ma un ospedale che funziona tutto al contrario di come dovrebbe funzionare. In questo grande ospedale che è la scuola, voi tendete a curare i sani e a respingere i malati. Esatto, perché ognuno di voi tende a spronare chi già sa, è avanti, è più fortunato, ha più voglia di fare; e chi invece sta indietro, i famosi ultimi della classe, passano inosservati davanti a voi. Non ci pensate due volte a mettere il vostro amico 2, quello che utilizzate con molta facilità e, spesso, quasi con compiacimento. E' la vostra unica arma, vero? Il voto! Io penso che se nella scuola c'è una cosa che andrebbe abolita è proprio il voto. Noi non siamo numeri, cara professoressa. Non siamo dei numeri, siamo delle persone. Persone che vengono valutate secondo criteri soggettivi e stati d'animo propriamente vostri.
Vi racconto un esperimento fatto dal sottoscritto, per farvi capire che ciò che dico non sono parole al vento. Il voto è una cosa ingiusta...Due anni fa, quando iniziai a capire che la scuola necessita di un cambiamento, studiai la rivoluzione francese. Preparai un mio prospetto scritto e preparai un'interrogazione orale. Chiamai, per l'occasione, tre insegnanti di storia spiegando loro cosa fare; dovevano valutare sia l'elaborato scritto che l'orale nella discussione che avremmo fatto. Morale della favola? I tre voti erano così suddivisi: 7 e mezzo, 7, e un 9-.
Ribadisco che presentai a tutti e tre lo stesso elaborato e la stessa interrogazione durante la quale non potevano fare domande, ma ascoltare.
Ora riuscite a capire cosa voglio dirvi? Non esiste una soggettività in questo, ma dietro un voto c'è la storia di una persona, c'è il suo pensiero politico, c'è la sua vita, c'è la sua preparazione, ci sono i libri sui quali ha studiato, c'è la sua disinformazione. Il voto è un sunto di tutto quello che vi ho appena elencato.
Cara professoressa, aboliamo questa idiozia come molti già hanno fatto. Aboliamo questo abominio per non sopprimere la giustizia. E, andando avanti, pongo un'altra domanda: perché bocciate?
La bocciatura è il peggiore dei metodi distruttivi della dignità di una persona. Esiste la psicologia, la pedagogia, lo stare nella società. E' di quello che dovreste nutrirvi giornalmente. In una classe, gli ultimi devono essere i primi, perchè è solo così che si possono salvare gli individui stessi agli occhi di questa società assassina che è pronta a sbranarci. E quindi? Quindi il cazzo... dovete avere la pazienza di spendere un pò più del vostro tempo con loro, senza risentimento alcuno, e senza pensare a quei fottutissimi programmi ministeriali che hanno imprigionato delle generazioni.
Professori trasversali? Ne ho conosciuti tanti, e, guarda caso, le loro materie le ricordo in maniera fresca e diretta, come se le avessi studiate ieri. E non pensate di essere ingiusti con i "più bravi" nel rubargli del tempo... e grazie a queste pause che si può portare la classe ad un livello paritario e proseguire. Purtroppo i tempi di apprendimento non sono sincronizzati. Ognuno ha i suoi e bisogna trovare dei punti di incontro, altrimenti sono tanti i giovani che finito l'obbligo di istruzione non vorranno mai più sentire parlare di scuola e tremeranno al solo pensiero di aprire un libro.
Non c'è nulla di più sbagliato al mondo di atteggiarsi in maniera paritaria fra diseguali: si cara prof, perchè tutti noi ragazzi siamo diseguali, con ambizioni diverse, pensieri diversi, progetti diversi... ma molti di voi si trovano dove si trovano a causa di sogni infranti, forse grazia a qualcuno botta di culo o a qualche PEDATA nel culo... sono pochi i professori che fanno il loro mestiere con amore. Il mestiere dell'insegnate è un mestiere che si deve fare per vocazione, né per necessità, né per caso. L'INSEGNATE è per prima cosa un educatore e l'educatore deve essere vocato, altrimenti vada a piantare cipolle.
Ma voi no... a voi non interessa. E cercate di continuare ad indottrinare le nostre menti con le cazzate che vi preparate a casa la sera prima, con i vostri compiti in classe... e voti, voti, voti.
Programmi.
Correre.
Certo, perché a scuola noi dobbiamo correre, dobbiamo finire i programmi ministeriali, abbiamo il pepe al culo. E a me chi mi insegna a vivere? Me lo può spiegare cortesemente, perché ancora, a distanza di anni, non l'ho capito.
Chi mi insegna la vera storia, quella che sono stato costretto ad imparare da solo. Non dovrebbe essere compito suo? O devo fare da autodidatta? Cosa devo fare? Devo aspettare che si decida ad insegnare l'educazione alla cittadinanza durante le ore di storia? A parlarmi della Costituzione Italiana? A parlarmi del mio secolo? A parlarmi di ciò che è successo dopo la seconda guerra mondiale? Perché di quello non si parla... non si parla per niente. Non si può parlare. Sono argomenti scomodi, difficili.
Io sono stufo. Stufo.
... e soffro, pensando a chi come me in passato, è adesso costretto a subire le stesse identiche cose.
Carissima professoressa...
lei che si crede la detentrice del sapere, sappia che a chi non ha voglia di far nulla a scuola è solo necessario dargli un vero scopo, uno scopo che lo possa invogliare a prendere un libro in mano e a diventare cittadino del domani.
Carissima professoressa...
quando ha tempo, lo chiuda questo libro per due minuti, e insegni ai suoi studenti cos'è la vita...
No, la prego... non mi risponda, "io non sono pagata per questo"... guai se fosse così... sarebbe una "prostituta della cultura", come si definivano i sofisti.... il Sapere non ha un prezzo. Ma è quel sapere attinente alla vita, è quel sapere che si deve sapere (scusando il gioco di parole), affinché si possa vivere la vita con tranquillità.
A voi l'arduo compito, a lei, professoressa, che in questo momento si sente offesa (ma non me ne può fregar di meno)... a lei che va dicendo in giro: ma cosa ne capisce quel giovane, ha solo vent'anni, lui non sa come funziona la società.
E' proprio a lei, professoressa, che io dico...che se mi trovo qui a scrivere è perché voglio solo capirle che in tutta la sua vita è proprio lei a non aver capito come funziona la società... e continua a non capirlo... continua a far le orecchie da mercante; ma se a lei piace vivere nella sua mediocrità, che dirle, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
con tanta rabbia nel cuore
Sonny Foschino
P. S. E a voi, giovani come me, lancio il mio appello finale (dato che questa mia sarà letta dai ragazzi in particolare). Fate di tutto per acculturarvi, per studiare, per essere uomini liberi. Diceva Don Milani, una parola in meno che sai, è un calcio in culo in più che prenderai dalla vita...
E noi di calci in culo, adesso, non ne vogliamo più...
Difendete la vostra libertà! Ora e sempre.
Caro Sonny, mi sembra che tu hai ancora della scuola e dei suoi professori una visione che da tempo non esiste più, o comunque che è rimessa in discussione dalle nuove leve di docenti. Te lo dico perchè, dopo 40 di scuola ne ho viste di tutti i colori: professori stronzi, ma alunni anche più stronzi, per non entrare in una casistica dove ci sono lavativi, ignoranti, presuntuosi, palloni gonfiati, ma anche umili e insignificanti colleghi con la borsa logora, colleghe che leggono e fanno leggere Pavese e Pasolini, colleghe che vanno a scuola parate come per una sfilata di moda, ed altre in jeans e giubotto, ma con tanta simpatia dentro.Per non parlarti di colleghi con un'infinita cultura, ormai mosche bianche, che non riescono a comunicare e di altri, magari un po' superficiali, che valorizzano bene il poco che sanno. Ti assicuro che la scuola non è più un lager, come sembra emergere dalla tua lettera, ne che il professore è il nume sull'Olimpo: oggi, per ogni minchiata i ragazzi si rivolgono ai genitori, i quali vanno a protestare con il preside, il quale, dopo una breve indagine, si accorge che il ragazzo meriterebbe di molto più peggio, rispetto al poco di cui si è lamentato.In ogni caso, la scuola è ancora un luogo di discussione e di elaborazione culturale, perchè in giro non c'è più niente. Sto parlando della scuola pubblica, che la Gelmini ha cercato in tutti i modi di distruggere per spostare l'asse verso quella privata. Perchè non provi a scrivere una lettera al ministro, evidenziando tutte le mascalzonate decise negli ultimi anni, dallo smembramento delle cattedre, alle classi di 30 alunni, ai tagli al fondo d'Istituto, alle assnzioni di 25.000 docenti di religione, pagati con il primo livello, al licenziamento di 180.000 docenti qualificati,soprattutto alla scomparsa degli insegnanti di sostegno, alla faccia dei portatori di handicap, agli 80 non docenti rimasti senza posto,una vera ecatombe sociale che i docenti hanno accettato senza discutere, data la loro fondamentale natura di pecore, che riescono a darsi un'aria da pastori solo qualndo sono in cattedra. E poi, malgrado i tentativi di introdurre il voto in condotta e altri sistemi repressivi, se vai a guardare il tasso dei maturi si aggira al 98,6% e quello dei bocciati ha avuto qualche lieve flessione negli ultimi tre anni, ma è appena intorno al 3% con qualche punta più alta nei licei.E si tratta proprio di lavativi che non ne vogliono manco a brodo e che vengono a scuola pèer spacciare o per fare i bulletti. Voglio dirti che si tratta di un mondo complesso con i suoi limiti e i suoi pregi e che la tua professoressa, per fortuna, appartiene a una razza al tramonto. Ciao: non volevo criticarti, ma darti una mano. Salvo Vitale
RispondiEliminaOgni sua parola, ogni suo gesto, ogni suo consiglio, come sempre è stato e come sarà per sempre, mi aiuta solo a crescere e diventare più maturo. Grazie professore. Lei, Peppino Impastato, a distanza di anni, continuate a darci lezioni di vita.
RispondiEliminaCon immensa stima, devozione e amicizia.
Sonny Foschino
ps. Proverò a continuare questo lavoro e a dare il taglio che lei mi suggerisce.