
Non so dire esattamente ciò che in questo momento provo; una sensazione di vuoto, di amarezza, di tristezza. Si è spento l'ultimo padre della LETTERATURA italiana.
Vincenzo Consolo, dopo una lunga lotta con la vita, durata per anni, si spegne a Milano, una città che lui amava e odiava. Si, perché il Maestro era fatto così: nella retorica delle parole, nella bellezza di quel linguaggio ricercato fino all'estremo, si rifugiava quella sua grande amarezza; una tristezza celata e mostrata al contempo. Vincenzo Consolo, intellettuale dimenticato del nostro tempo, ha sempre portato in alto la bandiera italiana e la sua Trinacria, alla quale era legato da un amore edipico, quasi trascendentale, che lo ha torturato fino alla morte.

Era solito, durante i suoi soggiorni a Sant'Agata di Militello, voler visitare tutti i paesini limitrofi della provincia. Amava entrare all'interno di boschi e radure pur di raggiungere mete a lui sconosciute per annoverarle a quel grande bagaglio che era il suo intelletto.
In un'occasione ebbe a dire: "Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca."
Il Maestro si spegne, e con lui va via l'ultimo caposaldo di questa cultura martoriata; di questa Italia dove gli intellettuali liberi non esistono più; dove tutto è compromesso... dove tutto è disprezzo.
Ma Vincenzo Consolo, uomo assai amato all'estero e in Italia, non ha mai preso il volo in questa Terra che ha sempre tappato le ali a tutto.
Ucciso. Più volte. Dai suoi conterranei, da noi siciliani, dalla sua città, dalla sua gente. Amato dagli estranei, sconosciuto a chi avrebbe dovuto conoscerlo da sempre.
Ciao Maestro.
Ti ricordo così...
Morta è Terra Mia
Percepisco inesorabile
Un’assenza che mi uccide.
Muto stavo, taciturno,
a ricordare i giorni passati.
Abbattuto da un macigno letale
mi seggio e guardo innanzi:
Ad un futuro che non c’è;
Ad un relitto già affondato.
Guardo e mi assale
quella nube di terrore.
Sento il gemito di un bimbo
che già piange la sua morte.
Vedo l’occhio della Madre
che versa sangue e fango.
Odo l’urlo di Mia Terra
consapevole di ogni cosa.
... a Vincenzo Consolo ....
Sonny Foschino
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