lunedì 5 settembre 2011

MESSINA vive, MESSINA muore...

"l’Italia ha bisogno di una stampa che non giri la testa dall’altra parte e che sappia gridare “buffoni” ai buffoni".
Antonio Padellaro

QUELLO CHE MI PORTO DENTRO...

LA MIA PROVINCIA UCCISA DALLO STATO E DALL'ANTI-STATO.

DI PAROLAI NON NE VOGLIAMO PIU'...


di Sonny Foschino

Sono tante le cose che giorno dopo giorno sembrano cambiare in questa nostra terra, in questa nostra provincia maledetta, in questa costa martoriata e assopita da troppi intrighi che, giorno dopo giorno, sembrano quasi divenire quotidianità; cose normali, cose all'ordine del giorno.




Qui siamo in provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai.

Con queste parole esordì una persona non molto tempo fa, dandomi del visionario e accusandomi di follia.
Al che io risposi: forse hai ragione, ma la nostra Provincia, considerata per troppo tempo la provincia “assopita”, la provincia silenziosa, sta vivendo un riscatto a dir poco esponenziale e celere.
Nel giro di qualche mese molti giovani, meno giovani, hanno iniziato a fare rete, a comunicare, ad unirsi. A prova di ciò come non menzionare la commemorazione di Paolo Borsellino.Una notte forte, particolare. Una città che si risveglia con l’identikit di un superlatitante, il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. In quell’occasione anche la stampa nazionale diede spazio ad un gesto semplice, conciso, puro, ma che cela un significato profondo. Dietro quel volantino sono tante le considerazioni che si nascondono. I giovani provano a fare un invito, un invito concreto, deciso e drastico; un invito rivolto allo Stato, rivolto alle istituzioni: basta parole, adesso passiamo ai fatti!

Qui siamo in provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai.

In effetti sono più di vent’anni che si sentono molte parole e pochi fatti concreti; una situazione che chiaramente va ribaltata soprattutto con la voglia di fare, di credere, di vivere...di cambiare. Lo stesso Tano Grasso, qualche anno fa, rilasciò un'intervista al TG2; in quell'occasione pronunciò testuali parole: "E' necessario sapere due cose: se va bene per uno che denuncia ce ne sono 100 che pagano, se va male, per uno che denuncia ce ne sono 1000 che pagano..." Questo quadro, così delineato, è davvero raccapricciante. E allora, da quel famoso processo di Capo d'Orlando, cosa è cambiato? Di chi è la colpa? Cosa si è fatto di sbagliato? Bisognava forse fare di più? Bene, ai posteri l'ardua sentenza.
Una cosa è certa però: parolai dell'antimafia non ne giovano più... o si cambia o si muore. Ed è proprio a questo che le nuovi generazioni, la mia generazione, la nostra generazione, deve puntare, secondo principi sani legati alla cultura della legalità, della giustizia e della fiducia nello Stato.
Ed è proprio notevole che sia questa provincia il punto di partenza di un risveglio collettivo che, a macchia d’olio, si sta espandendo giorno dopo giorno.

Ma la storia è sempre la stessa: qui siamo in provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai.

Questa è la provincia dei misteri, la provincia dei volti nascosti. Qui la mafia la si vive giorno dopo giorno, anche all’interno delle piccole realtà. La mafia la si respira. Ma la mafia, oggi, non è quella che spara. La mafia odierna è la mafia dei gentiluomini. La mafia che agisce per atti intimidatori, e non con sparatorie di piazza, stile Tortorici o Barcellona Pozzo di Gotto dei primi anni ’90.
Oggi la mafia abbindola e schiavizza con i favoritismi, con i privilegi, come ha sempre fatto del resto. Ma Cosa Nostra, in questi anni, è andata incontro ad un percorso di insabbiamento dove anche gli insospettabili possono diventare i veri responsabili di ciò che giorno per giorno siamo costretti a vedere.

A tal proposito mi viene in mente proprio un episodio recente, avvenuto a Barcellona, la Corleone della Provincia di Messina, dove il sindaco Candeloro Nania, cugino del vicepresidente del senato, uomo discutibilissimo sotto tutti i punti di vista, assieme ai degni “compari” d’avventura, abbia deciso di far "spostare" un monumento che simboleggia la rinascita della Città del Longano; un monumento importante per il senso civile barcellonese e collettivo: un seme… un seme d’arancia che rappresenta simbolicamente una possibilità di riscatto, una possibilità di vita nuova per questa città da troppo tempo schiavizzata, e sottolineo schiavizzata, da Cosa Nostra.
Ma cosa ci si può aspettare da una provincia dove persino i più alti esponenti della Magistratura risultano essere legati a potenti Logge Massoniche, cosa ci si può aspettare da una provincia dove il Procuratore Generale Franco Cassata intrattiene rapporti alquanto anomali con rinomati volti delle "famiglie" locali?

Cosa possiamo aspettarci dunque da quella provincia per la quale hanno perso la vita Beppe Alfano, Graziella Campagna, Adolfo Parmaliana, Antonino Sboto e lui, l’enigma di tutti gli enigmi di questa nostra provincia: Attilio Manca l’urologo checurò Bernardo Provenzano del quale si cerca sin dall’inizio di offuscarne la memoria con menzogne e calunnie. Attilio Manca non si è mai suicidato: Attilio Manca è stato UCCISO DALLA MAFIA e la mano insanguinata è più vicina a noi di quanto voi possiate pensare.

Ma qui siamo in Provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai.

La provincia di Messina, dove appena alzi la testa cercano di stroncarti immediatamente. Anche io, noi, nel nostro piccolo, abbiamo vissuto questa esperienza. Quando decidemmo, in quel tre gennaio del 2011, alla presenza di alte cariche politiche e militari, di divenire associazione impegnata nella lotta alla mafia, qualcuno non apprezzò più il nostro modo di operare. Fin quando la nostra priorità era quella di girare le piazze, far divertire la gente, andavamo bene a tutti. Da un anno a questa parte, purtroppo, abbiamo assistito alle cose più disparate. Siamo stati accusati di tutto con lettere pubbliche, articoli satirici...

Ma qui siamo in Provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai.



Le cose non cambieranno mai…
Bene, e allora perché continuare a vivere? Se le cose non cambieranno mai perché continuare a sperare nel nulla? E allora io mi chiedo: perché non scommetterci assieme? Si, forse quell’amico un po’ di ragione ce l’aveva. Qui siamo in provincia di Messina, e le cose non cambieranno mai… e allora io dico: qui siamo in provincia di Messina, la nostra provincia di Messina e le cose cambieranno dal momento in cui saremo noi a deciderlo, ad unirci, a lottare per un futuro migliore, iniziando dal nostro piccolo, a lottare per un domani diverso, per i nostri figli, per le generazioni future. Le cose cambieranno dal momento che tutti quanti alzeremmo il culo dalla sedia e avremo la voglia di gridare di urlare che la mafia è una montagna di merda, senza omertà, urlandolo in faccia a chiunque, credendoci veramente.

E allora e solo allora questa provincia si rialzerà in piedi, riscattandosi definitivamente, vendicando così il sangue dei suoi innocenti figli uccisi dalla nostra indifferenza. È l’ora di reagire con coraggio: col coraggio di essere vivi.

5 commenti:

  1. C'è bisogno dell'impegno corale della società civile, non soltanto di pochi!
    Gianfranco Criscenti (giornalista, Trapani)

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  2. Campa poco perchè?! Solo perchè dice la verità?! Se ognuno di noi facesse così sai quante cose non esisterebbero?! Anche tu ostini a nasconderti dietro un "ANONIMO"... Io non mi firmo solo perchè non so chi sei... Io sono una ragazza con le palle! Cari saluti...

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  3. Guarda che non era ne offensivo ne minaccioso. sia chiaro io volevo dire una cosa positiva non negativa.

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  4. Complimenti, questo è il modo giusto per "fare antimafia"!

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