31 ANNI DI VERGOGNOSA ATTESA
IL MOMENTO PIU' OSCURO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
BOLOGNA - Oggi ricorre il 31esimo anniversario dalla strage della stazione di Bologna. A distanza di 31 anni da quel fatidico sabato 2 agosto del 1980, è opportuno ricordare il sacrificio di quegli innocenti trovatisi al posto sbagliato, nel momento sbagliato. La strage di Bologna è l’atto terroristico più sanguinario dalla fine del secondo dopoguerra ad oggi.
Alle 10:25, all’interno della sala d'aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata a circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest, esplose, con effetti devastanti. L'esplosivo era di fabbricazione militare; l'onda d'urto investì anche il treno Ancona-Chiasso, fermo al primo binario.
L'esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento di oltre 200.
La città si raccolse attorno alla stazione di Bologna, e prestò soccorso ai feriti, utilizzando anche mezzi privati o destinati al trasporto pubblico
(si ricorda l’autobus 37 e l’orologio fermo alle ore 10.25, divenuti i due simboli della strage).Alle 17.30 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini giunse a Bologna in lacrime, definendo quell’attentato “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

A Bologna iniziarono manifestazioni di sdegno e di protesta. Il giorno dei funerali delle vittime, avvenuto presso la basilica di San Petronio, si inscenò una protesta nei riguardi delle istituzioni e dei politici presenti.
Ma ciò che lascia tramortiti, sgomenti, oltre all’atto rimembrabile nella sua estrema gravità, è la modalità con cui furono portate avanti le indagini.
L’allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga, assieme alle forze di polizia, attribuirono la responsabilità dell’accaduto ad una vecchia caldaia che sarebbe esplosa. Raccolte le testimonianze dei sopravvissuti ed approfondendo le indagini, si poté riscontrare, invece, la natura volontaristica e terroristica dell’atto.
Il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: tra di loro anche Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova). Verranno scarcerati nel 1981. Ma, chiaramente, la strage di Bologna rimane una delle pagine pià controverse della storia della Prima Repubblica; note le operazioni di depistaggio da parte di alcuni esponenti dei servizi segreti del SISMI, tra cui ricordiamo Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e della massoneria.
Famoso il falso dossier di Musumeci dal titolo “Terrore sui treni” in cui venivano descritti dei collegamenti tra il terrorismo internazionale e dei gruppi spontanei neofascisti, per allontanare lo spettro di legami politici ed istituzionali. Lo stesso Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti.
Con una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, la Corte di Cassazione emanò la sentenza il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato,

i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.
Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.
Piste vere, piste false, supposizioni che non lasciano trapelare la verità. Depistaggi ad hoc per tutelare i veri colpevoli dell’accaduto. A distanza di 31 anni vogliamo ricordare le 85 vittime di quello che viene considerato e ricordato come stragismo di Stato. Lo Stato, vero mandante, servitosi della lunga mano del terrorismo nero, per seminare tensione, è da considerarsi come principale responsabile della vicenda.
La strage di Bologna si inserisce infatti in un contesto storico molto complesso della Prima Repubblica. L’attentato si inserisce nei cosiddetti “anni di piombo”, quando l’Italia è attraversata da una crisi economica e da forti conflitti.

Ed è proprio in questi anni che nasce e si sviluppa quello che viene definito come terrorismo politico, l’azione politica violenta di gruppi estremisti di destra e di sinistra, che agiscono al di fuori del normale confronto politico democratico e che, mediante la ”strategia della tensione” hanno l’obiettivo di provocare la crisi delle strutture democratiche dello Stato.
Ma da allora cosa è cambiato?
Come mai il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha presenziato stamani alla commemorazione per il 31esimo anniversario dalla strage? Per quale motivo la Presidenza del Consiglio non ha neanche indirizzato un telegramma in ricordo dell’accaduto?
Non c'è da meravigliarsi...

Certamente non possiamo obliare che Silvio Berlusconi, insignito alla loggia P2 con spada e guanti bianchi
da Licio Gelli, sembra voler attuare all’interno della sua politica di governo la mortificazione dei giudici e dei magistrati, affinché l’affermazione dogmatica “la legge è uguale per tutti” diventi solo una convenzione; il nostro Presidente del Consiglio segue dunque una linea guida dettata già anni fa dal codice massonico Gelliano. E, ancora a maggior ragione, non possiamo obliare che all’interno della Loggia P2 vi erano iscritti anche alti dirigenti dei servizi segreti italiani che hanno sempre cercato di occultare la verità sulla Strage di Bologna e sulle altre 13, precedenti e successive, ad oggi rimaste avvolte da un alone di mistero, mettendo in serie difficoltà le autorità giudiziarie.
A distanza di 31 anni, non sarebbe il caso di far chiarezza su queste vicende, e di rendere noto il nome dei veri mandanti, tutelati dal segreto di stato, conosciuti e sconosciuti allo stesso tempo?

Perché permane il segreto di Stato sulla strategia della tensione?
La risposta è scontata, e la si riscontra nella stessa definizione e ragion d’essere del segreto di stato, ossia la “non divulgazione di notizie e materiale” che potrebbero compromettere lo stato stesso.
E allora, la domanda che va posta e che deve portare alla riflessione è la seguente: siamo così lontani dalla verità?
a cura di Sonny Foschino
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