giovedì 19 maggio 2011

La cultura schiava del potere

Caro lettore,
ti sembrerà strano, eppure è la verità: la cultura è schiava del potere, schiava dei signori, schiava del comando. Apparentemente libero, in realtà, giornalmente, non si fa altro che acconsentire che la nostra morale, la nostra esistenza, il nostro modo di pensare, venga imbevuto di quella ideologia malsana che la politica di partito ci propina in ogni caso.
Viviamo veramente nella libertà? La risposta è NO! Non si vive nella libertà, ma nello schiavismo più completo e degradante che il nostro stile di vita ci offre.

Dunque la cultura, come siamo abituati a conoscerla, è solo un modo in più per tenere “a bada” le menti, le intelligenze. E ciò lo si vive ogni giorno. Basta accendere la televisione o leggere un quotidiano per rendersi conto di quanto il nostro cervello venga strumentalizzato, come fosse un burattino, per poter ottenere gli sporchi scopi degli interessi pratici e politici stessi.
La strumentalizzazione delle menti avviene sin dagli albori: sin nei piccoli centri, nelle piccole comunità, chi mostra i primi segni di acculturamento viene immediatamente avvicinato per tentare di mettere quel famoso “cappello” di cui si parla frequentemente nei luoghi liberi. Si, è il cappello da schiavo.

In quel contesto la tua vita, la tua esistenza diventano “essere” in funzione del “padroncino” che, apparentemente, ti concede tutte le possibilità e le opportunità per donarti l’illusione malsana di trovarti in un mondo libero. In realtà non fanno altro che allargare un po’ quel cerchio di prigionia che andrà via via restringendosi appena chiederai di più. Una storia antica questa. Una storia che si ripete da anni e che, purtroppo, spesso va a fagocitare grandi menti di pensatori che, pervasi dal lassismo totale, entrano in una situazione di perfetta apatia e abbandonano anche la voglia di fare, di informare.
Nel settore micro, così come nel macro, vi si ripresenta sempre la stessa storia: non si può godere di una indipendenza intellettuale. Tutti devono pensarla alla maniera di qualche altro e se si esce fuori dal coro vieni bistrattato, isolato, lasciato solo come un cane.

Che fare dunque?
Arrivati a questo punto entra in ballo la genialità dell’essere liberi a prescindere da tutto. Niente intimidazioni, niente paura. Non si deve mai temere la propria intelligenza perché, in quanto tale, non può che dettare delle cose logiche. Il tutto deve essere coadiuvato dalla Giustizia. Essa, interiore e superiore ad ogni cosa, è insita in noi stessi. È profonda, ben radicata. Basta solo andarla a cercar. È la giustizia a dettarti il tutto. È la giustizia a saper fare discernimento tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Pertanto bisogna fidarsi della giustizia e renderle perennemente onore.
Arrivati a questo punto la vera cultura la si fa col grande “tirocinio” della vita sociale, dove sul campo si apprendono le tecniche della grandezza morale ed intellettuale nel costante divenire di uomini cosmopoliti del domani. Quando la Giustizia e la Grandezza d’Animo, diventano parte interiore del tuo stesso essere, ecco che hai raggiunto un equilibrio tale da poter essere un uomo realmente libero; si, libero di poter pensare e dire ciò che vuoi.
Dunque fai fuori dalla tua vita ogni superfluo e concentrati sul concreto.
A testa alta!
Ora e sempre.

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.