giovedì 29 maggio 2014

AUT - IL COMIZIO CHE HA FATTO TREMARE BROLO


IL COMIZIO CHE HA FATTO TREMARE BROLO
SPEZZIAMO LE CATENE
“L’essenza vera di un rivoluzionario”

di Pasquale Andrea Calapso


BROLO – “E' scontato dire siamo per le cose giuste, per la sana politica, quando vediamo invece che questa benedetta politica è un malato terminale. [...]Ma vi ricordo solo una cosa, che il Comune di Brolo ha intitolato la sala multimediale a Rita Atria, con la dicitura “La verità vive”. Chissà quanto è davvero viva questa libertà... chissà se riusciremo a farla camminare sulle nostre gambe... chissà se tutti un giorno si abitueranno a sentire il fresco profumo di libertà, che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e della complicità. Un'utopia? Un sogno ad occhi aperti? Mi auguro di no, cari amici. Mi auguro che domani non sia un film già visto, ma che sia l'inizio di un nuovo capitolo per Brolo, in cui tutti siano protagonisti e reggano le sorti di un futuro non più senza speranza, non più giocato a tavolino con accordi egoistici, in ballo c'è tutto, c'è la dignità dei brolesi che non ha bisogno di essere sbandierata ai quattro venti, ma occorre che essa sia concreta e visibile sui volti di tutti i cittadini.”

Con queste parole Giuseppe Scaffidi, il coordinatore nazionale dell'Associazione Peppino Impastato, ha concluso il suo intervento introduttivo al comizio dell'amico Presidente, Sonny Foschino.

E' strano. La nostra terra, una terra di rassegnati, una terra che per troppo tempo ha chinato la testa, ha anche forgiato uomini che sono diventati tali già a vent'anni, molto prima di altri che, pur avendo il doppio degli anni, hanno lo spessore morale di un ladro di polli. Poiché, del resto, spesso cambia solo l'oggetto del furto, ma non l'atto.

Guardando il video del comizio provavo una sensazione strana, per due motivi. Il primo è un motivo personale: l'essere consapevoli che accanto a quei due uomini ci sarei dovuto anche essere io. E' la consapevolezza che dopo le parole di Giuseppe, anche le mie sarebbero echeggiate per Piazza Roma, per portare la mia riconoscenza a colui che per me è stato un padre putativo, al quale devo tanto, più di quanto si possa immaginare. Più di quanto qualsiasi malalingua, tipica figura messinese, sempre pronta a criticare l'impegno altrui ma mai a guardarsi allo specchio prima di “scagliare la prima pietra”. Purtroppo invece non ero là, ho commesso più di un errore e non ho potuto parlare, da quel palco, di tutto ciò che abbiamo costruito in un anno di lotte qui a Messina, tra gli studenti della nostra bellissima città.

Dunque, Sonny, questo è solo parte di ciò che ti devo, ed è importante che lo faccia perché spesso le nostre menti si distaccano dalla realtà, si perdono in ipotesi e valutazioni che si dimenticano prima di tutto che siamo uomini, e per questo motivo ci amiamo e ci odiamo, ci stringiamo e ci respingiamo, camminiamo a testa alta, o la chiniamo, sconfitti. Quel che voglio dire, è che è importante che io faccia ciò che sto facendo innanzitutto per chiedere scusa pubblicamente per la mia assenza, per mostrare la mia riconoscenza verso di te, e non solo per l'invito, ma per tutto ciò che hai fatto per me in tutto questo tempo, e per mostrare, per fare leggere ai cittadini della nostra terra che noi questo siamo: uomini.

Niente di più, ma niente di meno. Non siamo eroi solo perché facciamo politica, non siamo semi-dei solo perché abbiamo una discreta cultura e abilità oratoria. Siamo uomini, che fanno quel che fanno innanzitutto perché li muove l'amore, perché sono indissolubilmente legati l'uno all'altro, e questo legame è tanto forte tra loro quanto è indistruttibile l'amore verso la propria terra ed il proprio popolo. Ed è per questo che non chinano la testa, e che se cadono si rialzano. E' per questo che se sbagliano, tentano di rimediare e se falliscono nuovamente, accettanno in silenzio ciò che è stato, sempre consci che in ogni attimo comincia l'essere.

Sonny Foschino è uno di quegli uomini che non capisci ad un primo sguardo, è uno di quelli che, quando parlano, ammutoliscono anche le mosche, che quando agiscono tracciano solchi indelebili nei cuori degli altri uomini e nelle loro storie. Così è stato anche per noi. Purtroppo però questi uomini sono quelli che attraggono più critiche, sono gli oggetti delle più goliardiche discussioni dell'alta borghesia messinese, sono l'argomento del giorno per i fighetti che l'unica cosa che hanno imparato a fare nella loro vita è giocare a Ruzzle. Sono le vittime di una società che non è strutturata per loro, che è basata su principi tanto marci quanto lontani dai loro (e le due cose sono strettamente collegate). Ed è per questo che tentano disperatamente di modificarla, di incidervi, di squarciarla con il proprio agire, cercano di andare oltre il Velo di Maya per comprendere la realtà, mutarla, ed insegnare ai posteri come si vive da uomini.

Ed è questo il secondo motivo per il quale provavo una sensazione strana, guardando quel video. Perché comprendevo la fortuna che ho avuto nel camminare su questa terra al fianco di uomini con gli attributi, circondati da folle oceaniche di servi e lacchè. Perché vedevo nei loro occhi, negli occhi di Sonny, negli occhi di Peppe, quell'energia liberatoria, quella forza della verità e della convinzione che libererà questa terra. O quantomeno, tenterà di raggiungere questo arduo obiettivo. Ma sta a noi, passa per la nostra volontà, liberare questa terra. Sonny ha sempre sognato, me l'ha sempre detto, di vedere il suo paese finalmente libero dalla corruzione, dal malaffare, dai furti e dal servilismo nei confronti del potente di turno. Ed è per questo desiderio che ha avviato la sua lotta politica, è per questo desiderio che ha fondato il blog sul quale verrà pubblicato questo articolo, è per questo desiderio che è stato duramente attaccato dall'ex sindaco con falsità e diffamazioni che, nel suo intervento, ha ampiamente smentito.

Inizialmente questo mio lavoro era impostato diversamente, volevo mettere le frasi migliori di Sonny in un articolo riassuntivo ed esplicativo. Ma poi mi sono reso conto che non era questo il mio compito, non era questo ciò che volevo. Dunque ho lasciato solo l'iniziale citazione di Peppe, qui di seguito con l'articolo allegherò il video completo del comizio, poiché i contenuti espressi in un'ora ininterrotta di discorsi meritano di essere ascoltati per intero.

Ho desistito dunque dall'idea originaria, essendomi reso conto che questo articolo è semplicemente frutto della volontà di mostrare ciò che siamo realmente, di chiarire cosa ci muove, cosa lo ha mosso, cosa ci unisce. E dalla volontà di chiedere scusa. Perché oltre la fierezza che porto dentro per avere accanto gente di tal fatta, dentro porto anche dentro un peso, quello di avere, con la mia assenza, fatto male a chi per me ha sempre lasciato ogni porta aperta, di aver deluso qualche aspettativa, di non aver rispettato i miei impegni e le mie responsabilità. Ma indietro non si torna, nemmeno di un passo, mai. E ciò che è stato dato tornerà, a tutti, con gli interessi. Vale per il bene quanto per il male. E non avrò pace fino a quando non vedrò sui vostri volti, e mi rivolgo a Sonny ed a tutti gli altri, la serenità della vittoria, della concreta realizzazione del solare futuro che attende questa terra, se saremo capaci di amarla e servirla con “la diligenza di un buon padre di famiglia”.
Ciao Sonny, scusami, grazie di tutto, questo è solo un acconto. Ti voglio bene.
Non un passo indietro


Paco


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