IL
COMIZIO CHE HA FATTO TREMARE BROLO
SPEZZIAMO
LE CATENE
“L’essenza
vera di un rivoluzionario”
di Pasquale Andrea Calapso
BROLO – “E' scontato dire siamo per le cose giuste,
per la sana politica, quando vediamo invece che questa benedetta politica è un
malato terminale. [...]Ma vi ricordo solo una cosa, che il Comune di Brolo ha
intitolato la sala multimediale a Rita Atria, con la dicitura “La verità vive”.
Chissà quanto è davvero viva questa libertà... chissà se riusciremo a farla
camminare sulle nostre gambe... chissà se tutti un giorno si abitueranno a
sentire il fresco profumo di libertà, che si contrappone al puzzo del
compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e della complicità.
Un'utopia? Un sogno ad occhi aperti? Mi auguro di no, cari amici. Mi auguro che
domani non sia un film già visto, ma che sia l'inizio di un nuovo capitolo per
Brolo, in cui tutti siano protagonisti e reggano le sorti di un futuro non più
senza speranza, non più giocato a tavolino con accordi egoistici, in ballo c'è
tutto, c'è la dignità dei brolesi che non ha bisogno di essere sbandierata ai
quattro venti, ma occorre che essa sia concreta e visibile sui volti di tutti i
cittadini.”
Con queste parole Giuseppe Scaffidi, il coordinatore
nazionale dell'Associazione Peppino Impastato, ha concluso il suo intervento
introduttivo al comizio dell'amico Presidente, Sonny Foschino.
E' strano. La nostra
terra, una terra di rassegnati, una terra che per troppo tempo ha chinato la
testa, ha anche forgiato uomini che sono diventati tali già a vent'anni, molto
prima di altri che, pur avendo il doppio degli anni, hanno lo spessore morale
di un ladro di polli. Poiché, del resto, spesso cambia solo l'oggetto del
furto, ma non l'atto.
Guardando il video del
comizio provavo una sensazione strana, per due motivi. Il primo è un motivo
personale: l'essere consapevoli che accanto a quei due uomini ci sarei dovuto
anche essere io. E' la consapevolezza che dopo le parole di Giuseppe, anche le
mie sarebbero echeggiate per Piazza Roma, per portare la mia riconoscenza a
colui che per me è stato un padre putativo, al quale devo tanto, più di quanto
si possa immaginare. Più di quanto qualsiasi malalingua, tipica figura
messinese, sempre pronta a criticare l'impegno altrui ma mai a guardarsi allo
specchio prima di “scagliare la prima
pietra”. Purtroppo invece non ero là, ho commesso più di un errore e non ho
potuto parlare, da quel palco, di tutto ciò che abbiamo costruito in un anno di
lotte qui a Messina, tra gli studenti della nostra bellissima città.
Dunque, Sonny, questo è
solo parte di ciò che ti devo, ed è importante che lo faccia perché spesso le
nostre menti si distaccano dalla realtà, si perdono in ipotesi e valutazioni
che si dimenticano prima di tutto che siamo uomini, e per questo motivo ci
amiamo e ci odiamo, ci stringiamo e ci respingiamo, camminiamo a testa alta, o
la chiniamo, sconfitti. Quel che voglio dire, è che è importante che io faccia
ciò che sto facendo innanzitutto per chiedere scusa pubblicamente per la mia
assenza, per mostrare la mia riconoscenza verso di te, e non solo per l'invito,
ma per tutto ciò che hai fatto per me in tutto questo tempo, e per mostrare,
per fare leggere ai cittadini della nostra terra che noi questo siamo: uomini.
Niente di più, ma niente
di meno. Non siamo eroi solo perché facciamo politica, non siamo semi-dei solo
perché abbiamo una discreta cultura e abilità oratoria. Siamo uomini, che fanno
quel che fanno innanzitutto perché li muove l'amore, perché sono
indissolubilmente legati l'uno all'altro, e questo legame è tanto forte tra
loro quanto è indistruttibile l'amore verso la propria terra ed il proprio
popolo. Ed è per questo che non chinano la testa, e che se cadono si rialzano.
E' per questo che se sbagliano, tentano di rimediare e se falliscono
nuovamente, accettanno in silenzio ciò che è stato, sempre consci che in ogni
attimo comincia l'essere.
Sonny Foschino è uno di quegli uomini che non capisci ad un
primo sguardo, è uno di quelli che, quando parlano, ammutoliscono anche le
mosche, che quando agiscono tracciano solchi indelebili nei cuori degli altri
uomini e nelle loro storie. Così è stato anche per noi. Purtroppo però questi
uomini sono quelli che attraggono più critiche, sono gli oggetti delle più
goliardiche discussioni dell'alta borghesia messinese, sono l'argomento del
giorno per i fighetti che l'unica cosa che hanno imparato a fare nella loro
vita è giocare a Ruzzle. Sono le vittime di una società che non è strutturata
per loro, che è basata su principi tanto marci quanto lontani dai loro (e le
due cose sono strettamente collegate). Ed è per questo che tentano
disperatamente di modificarla, di incidervi, di squarciarla con il proprio
agire, cercano di andare oltre il Velo di Maya per comprendere la realtà,
mutarla, ed insegnare ai posteri come si vive da uomini.
Ed è questo il secondo
motivo per il quale provavo una sensazione strana, guardando quel video. Perché
comprendevo la fortuna che ho avuto nel camminare su questa terra al fianco di
uomini con gli attributi, circondati da folle oceaniche di servi e lacchè.
Perché vedevo nei loro occhi, negli occhi di Sonny, negli occhi di Peppe,
quell'energia liberatoria, quella forza della verità e della convinzione che
libererà questa terra. O quantomeno, tenterà di raggiungere questo arduo
obiettivo. Ma sta a noi, passa per la nostra volontà, liberare questa terra.
Sonny ha sempre sognato, me l'ha sempre detto, di vedere il suo paese finalmente
libero dalla corruzione, dal malaffare, dai furti e dal servilismo nei
confronti del potente di turno. Ed è per questo desiderio che ha avviato la sua
lotta politica, è per questo desiderio che ha fondato il blog sul quale verrà
pubblicato questo articolo, è per questo desiderio che è stato duramente
attaccato dall'ex sindaco con falsità e diffamazioni che, nel suo intervento,
ha ampiamente smentito.
Inizialmente questo mio
lavoro era impostato diversamente, volevo mettere le frasi migliori di Sonny in
un articolo riassuntivo ed esplicativo. Ma poi mi sono reso conto che non era
questo il mio compito, non era questo ciò che volevo. Dunque ho lasciato solo
l'iniziale citazione di Peppe, qui di seguito con l'articolo allegherò il video
completo del comizio, poiché i contenuti espressi in un'ora ininterrotta di
discorsi meritano di essere ascoltati per intero.
Ho desistito dunque
dall'idea originaria, essendomi reso conto che questo articolo è semplicemente
frutto della volontà di mostrare ciò che siamo realmente, di chiarire cosa ci
muove, cosa lo ha mosso, cosa ci unisce. E dalla volontà di chiedere scusa.
Perché oltre la fierezza che porto dentro per avere accanto gente di tal fatta,
dentro porto anche dentro un peso, quello di avere, con la mia assenza, fatto
male a chi per me ha sempre lasciato ogni porta aperta, di aver deluso qualche
aspettativa, di non aver rispettato i miei impegni e le mie responsabilità. Ma
indietro non si torna, nemmeno di un passo, mai. E ciò che è stato dato
tornerà, a tutti, con gli interessi. Vale per il bene quanto per il male. E non
avrò pace fino a quando non vedrò sui vostri volti, e mi rivolgo a Sonny ed a
tutti gli altri, la serenità della vittoria, della concreta realizzazione del
solare futuro che attende questa terra, se saremo capaci di amarla e servirla
con “la diligenza di un buon padre di famiglia”.
Ciao Sonny, scusami,
grazie di tutto, questo è solo un acconto. Ti voglio bene.
Non un passo indietro
Paco

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