venerdì 28 marzo 2014

DEPENALIZZIAMO L'ERBA IN SICILIA!!!


 MARIJUANA 
…ADESSO L’ERBA VA DEPENALIZZATA
 La Sicilia non deve mettersi al passo,
ma deve iniziare a correre davanti agli altri



di Sonny Foschino


Sicilia Dopo il si dell’assessore Lucia Brosellino che consentirà, da qui a breve, l’utilizzo della marijuana per scopi medici, la notizia ha fatto il giro di tutti i giornali e del web. Per alcuni tanto scalpore; altri hanno allargato le braccia come a voler dire “lo abbiamo sempre saputo che fa bene alla salute e che può avere poter curativi”.

 

Già, perché spesso di erba si parla, e se ne parla male. Molto male. Di recente ho avuto molte discussioni anche con esponenti delle Forze dell’Ordine per capire quale sia in realtà il pensiero che in questo momento imperversa tra chi dovrebbe reprimere tale “mercato nero” della cannabis. I risultati di questa indagine sono incoraggianti: uno su due tra quelli chiamati in causa, hanno risposto che, a loro avviso, in Sicilia, la Marijuana andrebbe immediatamente depenalizzata.

 

In effetti di passi, in questo ultimo periodo, se ne stanno compiendo. Assodata l’incostituzionalità della Fini-Giovanardi, la famigerata legge porcata che ha per anni paragonato le droghe pesanti alle droghe leggere, nonostante il PD stia cercando in tutti i modi di reintrodurre le tabelle della normativa incostituzionale (essa va contro l’articolo 77 della Costituzione Italiana) la situazione appare caotica. Il PD, attualmente, lo si sa, sostituisce la Democrazia Cristiana, perché di questo si tratta, senza prendersi in giro.

 

Il ministro Lorenzin, che è diplomata al Liceo Classico e Ministro della salute (ma questa è l’Italia) sostiene che le tabelle della Craxi-Iervolino-Vessalli, la legge attualmente in vigore in materia di sanzioni per uso di stupefacenti, sono superate. Per tale motivo si ritiene opportuno ritornare alle tabelle della Fini-Giovanardi in quanto più aggiornate.

 

Ma quello che preme maggiormente è la distinzione definitiva tra quelle che sono le droghe pesanti e la marijuana. Forse il concetto che non è chiaro alla classe dirigente è proprio questo: oggi più del 23% della popolazione fa uso di erba. Non si parla di sostanze stupefacenti: si parla di erba, di maria, di gangia. La stessa che oggi la Borsellino esalta in Sicilia ritenendola un “farmaco utile, in particolare per gli ammalati di sclerosi multipla o per chi è sotto effetto di chemioterapia”. Ed è scontato: l’effetto di un farmaco naturale, che teoricamente non andrebbe venduto nelle farmacie ma nelle erboristerie (e su questo non ci piove in quanto farmaco naturale) potrebbe alleviare parecchio le sofferenze degli ammalati in questione.

 

È risaputo, ad esempio, che per chi ha il coraggio di sottoporsi alla chemioterapia, la degenza assume caratteri catastrofici per l’esistenza dello stesso individuo che vede il corpo mutare totalmente e, nella peggiore delle ipotesi, la caduta totale dei propri capelli e un dimagrimento celere dovuto ala perdita dell’appetito.

 

In questo contesto il farmaco marijuana subentrerebbe a puntino andando ad incidere proprio sui problemi sopra citati. Stessa cosa per i malati di sclerosi multipla, spesso costretti a patire dei dolori laceranti che potrebbero essere attutiti dal farmaco marijuana in pochissimi minuti. Per non parlare del ritrovo dell’appetito, del sorriso e della voglia di vivere. Da qui, senza avere la pretesa di dispensare delle verità mediche, si passa dunque a quello che è l’appagamento morale e mentale, la rilassatezza, il non pensare alla malattia per ritrovare il senso e lo spirito della vita.

 

Ma questo non basta. La Sicilia deve andare avanti. La Sicilia deve richiedere la depenalizzazione. Non possiamo continuare, nel terzo millennio, a permettere che il mercato nero di marijuana vada a finanziare dei giri illeciti di stampo mafioso che creano guadagno e ricchezza sull’uso diffuso dell’erba. Diventa fondamentale in questo preciso momento storico iniziare a pensare ad un nuovo disegno legge, che possa successivamente essere sposato in campo nazionale, che avvii la Regione Sicilia al Monopolio Regionale sulla vendita di marijuana. Sembra forse un’utopia ma sarebbe la soluzione a tanti problemi di vario genere che andrebbero ad incrementare un guadagno enorme per le casse regionali, creando un fondo monetario, un tesoretto regionale, da reinvestire in progetti imprenditoriali e turistici che possano portare questa terra al suo antico splendore.

 

Ora come ora diventa necessario intraprendere questa nuova strada, questa via innovativa. E bisogna arrivarci prima degli altri. Immaginate una Sicilia così? Una Sicilia che, come l’Olanda, vivrebbe di turismo 365 giorni l’anno? Una Sicilia dove le università tornerebbero all’avanguardia grazie all’incremento di studenti che si iscriverebbero presso gli atenei siciliani?

 

Naturalmente il tutto regolarizzato e regolamentato dalla legislazione, così come l’alcool. Ma considerato che, depenalizzando e successivamente legalizzando e monopolizzando la marijuana il mercato nero, e quindi tutto il giro di spacciatori, verrebbe annientato in quanto non avrebbe ragione d’esistere, le forze dell'ordine potrebbero occuparsi di altro. E la ragione è di carattere economico. Se la regione Sicilia monopolizzasse il commercio dell’erba, così come il tabacco è monopolizzato dallo stato, comprerebbe la materia prima direttamente dal produttore, vendendo al consumatore con un rincaro che è proprio destinato alle casse del tesoretto. Significa che in due passaggi i giochi sono completi. Attualmente tutto il rincaro si disperde nell’assurda piramide che costituisce il mondo degli spacciatori. Di questo infatti si tratta: di un gruppo di persone che, tramite un sistema piramidale molto molto ampio, rincarano in ogni passaggio creando dei prezzi esorbitanti. Lo si sa: lo spaccio, così per come è costituito, calcolando rischi e affini, è un qualcosa che costa.

 

Depenalizzando le forze dell’ordine avrebbero meno lavoro in tal senso perché oltre a dare un colpo molto forte alla criminalità organizzata, si metterebbe fine al problema dello spaccio.

 

In questo progetto avanguardistico la Sicilia deve iniziare a credere se si vuole puntare ad un incremento del prodotto interno lordo e puntare al versamento di questi guadagni all’interno di quello che ho definito tesoretto regionale, un fondo in costante aggiornamento con bilanci pubblici volto ad una sorta di “salvadanaio” dei Siciliani. In questo contesto sono gli stessi abitanti dell’isola a decidere cosa farne nel corso degli anni e come investirli. Un’idea potrebbe essere, ad esempio, il sovvenzionamento di attività imprenditoriali giovanili; l’incremento di bandi per attingere a finanziamenti start up per avviare un’attività commerciale o imprenditoriale. Si potrebbe pensare al rifacimento delle scuole, al problema strutturale degli ospedali. Si potrebbe pensare a tante cose. Tanto lo si sa… Mamma Roma di noi se n’è sempre fottuta. Forse questo è il momento delle scelte coraggiose, altrimenti parlare di una Sicilia che rinasce diventa solo un prendersi per il culo tipico delle campagne elettorali.

 

E nessuno dica che la Sicilia non è pronta. Non è affatto così. La Sicilia è prontissima. Se ha accettato di buon grado la presenza di un presidente della regione visibilmente omosessuale e dichiarato, non ha particolari problemi di chiusura mentale. D’altro canto questa è la terra della filosofia, della letteratura e della musica. 

Se poi, per un disegno costruito a monte, ci siamo ridotti a questo punto… beh, personalmente credo sia giunto il momento del riscatto.

 

… con la forza di Lottare!

 



   

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