MARIJUANA
…ADESSO L’ERBA VA DEPENALIZZATA
La Sicilia non
deve mettersi al passo,
ma deve iniziare a correre davanti agli altri
Sicilia – Dopo il si dell’assessore Lucia Brosellino che
consentirà, da qui a breve, l’utilizzo della marijuana per scopi medici, la
notizia ha fatto il giro di tutti i giornali e del web. Per alcuni tanto scalpore; altri hanno allargato le braccia come a voler dire “lo abbiamo sempre
saputo che fa bene alla salute e che può avere poter curativi”.
Già, perché
spesso di erba si parla, e se ne parla male. Molto male. Di recente ho avuto
molte discussioni anche con esponenti delle Forze dell’Ordine per capire quale
sia in realtà il pensiero che in questo momento imperversa tra chi dovrebbe
reprimere tale “mercato nero” della cannabis. I risultati di questa indagine
sono incoraggianti: uno su due tra quelli chiamati in causa, hanno risposto
che, a loro avviso, in Sicilia, la Marijuana andrebbe immediatamente
depenalizzata.
In effetti di
passi, in questo ultimo periodo, se ne stanno compiendo. Assodata l’incostituzionalità
della Fini-Giovanardi, la famigerata legge porcata che ha per anni paragonato
le droghe pesanti alle droghe leggere, nonostante il PD stia cercando in tutti
i modi di reintrodurre le tabelle della normativa incostituzionale (essa va
contro l’articolo 77 della Costituzione Italiana) la situazione appare caotica. Il PD, attualmente, lo si
sa, sostituisce la Democrazia Cristiana, perché di questo si tratta, senza
prendersi in giro.
Il ministro
Lorenzin, che è diplomata al Liceo Classico e Ministro della salute (ma
questa è l’Italia) sostiene che le tabelle della Craxi-Iervolino-Vessalli, la
legge attualmente in vigore in materia di sanzioni per uso di stupefacenti,
sono superate. Per tale motivo si ritiene opportuno ritornare alle tabelle
della Fini-Giovanardi in quanto più aggiornate.
Ma quello che
preme maggiormente è la distinzione definitiva tra quelle che sono le droghe
pesanti e la marijuana. Forse il concetto che non è chiaro alla classe
dirigente è proprio questo: oggi più del 23% della popolazione fa uso di erba.
Non si parla di sostanze stupefacenti: si parla di erba, di maria, di gangia.
La stessa che oggi la Borsellino esalta in Sicilia ritenendola un “farmaco
utile, in particolare per gli ammalati di sclerosi multipla o per chi è sotto
effetto di chemioterapia”. Ed è scontato: l’effetto di un farmaco naturale, che
teoricamente non andrebbe venduto nelle farmacie ma nelle erboristerie (e su
questo non ci piove in quanto farmaco naturale) potrebbe alleviare parecchio le
sofferenze degli ammalati in questione.
È risaputo, ad
esempio, che per chi ha il coraggio di sottoporsi alla chemioterapia, la
degenza assume caratteri catastrofici per l’esistenza dello stesso individuo
che vede il corpo mutare totalmente e, nella peggiore delle ipotesi, la caduta
totale dei propri capelli e un dimagrimento celere dovuto ala perdita dell’appetito.
In questo
contesto il farmaco marijuana subentrerebbe a puntino andando ad incidere proprio
sui problemi sopra citati. Stessa cosa per i malati di sclerosi multipla,
spesso costretti a patire dei dolori laceranti che potrebbero essere attutiti
dal farmaco marijuana in pochissimi minuti. Per non parlare del ritrovo dell’appetito,
del sorriso e della voglia di vivere. Da qui, senza avere la pretesa di
dispensare delle verità mediche, si passa dunque a quello che è l’appagamento
morale e mentale, la rilassatezza, il non pensare alla malattia per ritrovare
il senso e lo spirito della vita.
Ma questo non
basta. La Sicilia deve andare avanti. La Sicilia deve richiedere la
depenalizzazione. Non possiamo continuare, nel terzo millennio, a permettere
che il mercato nero di marijuana vada a finanziare dei giri illeciti di stampo
mafioso che creano guadagno e ricchezza sull’uso diffuso dell’erba. Diventa
fondamentale in questo preciso momento storico iniziare a pensare ad un nuovo
disegno legge, che possa successivamente essere sposato in campo nazionale, che
avvii la Regione Sicilia al Monopolio Regionale sulla vendita di marijuana.
Sembra forse un’utopia ma sarebbe la soluzione a tanti problemi di vario genere
che andrebbero ad incrementare un guadagno enorme per le casse regionali,
creando un fondo monetario, un tesoretto regionale, da reinvestire in progetti
imprenditoriali e turistici che possano portare questa terra al suo antico
splendore.
Ora come ora
diventa necessario intraprendere questa nuova strada, questa via innovativa. E
bisogna arrivarci prima degli altri. Immaginate una Sicilia così? Una Sicilia
che, come l’Olanda, vivrebbe di turismo 365 giorni l’anno? Una Sicilia dove le
università tornerebbero all’avanguardia grazie all’incremento di studenti che
si iscriverebbero presso gli atenei siciliani?
Naturalmente
il tutto regolarizzato e regolamentato dalla legislazione, così come l’alcool.
Ma considerato che, depenalizzando e successivamente legalizzando e
monopolizzando la marijuana il mercato nero, e quindi tutto il giro di
spacciatori, verrebbe annientato in quanto non avrebbe ragione d’esistere, le forze dell'ordine potrebbero occuparsi di altro. E la
ragione è di carattere economico. Se la regione Sicilia monopolizzasse il
commercio dell’erba, così come il tabacco è monopolizzato dallo stato,
comprerebbe la materia prima direttamente dal produttore, vendendo al
consumatore con un rincaro che è proprio destinato alle casse del tesoretto.
Significa che in due passaggi i giochi sono completi. Attualmente tutto il
rincaro si disperde nell’assurda piramide che costituisce il mondo degli
spacciatori. Di questo infatti si tratta: di un gruppo di persone che, tramite
un sistema piramidale molto molto ampio, rincarano in ogni passaggio creando
dei prezzi esorbitanti. Lo si sa: lo spaccio, così per come è costituito,
calcolando rischi e affini, è un qualcosa che costa.
Depenalizzando
le forze dell’ordine avrebbero meno lavoro in tal senso perché oltre a dare un
colpo molto forte alla criminalità organizzata, si metterebbe fine al problema
dello spaccio.
In questo
progetto avanguardistico la Sicilia deve iniziare a credere se si vuole puntare
ad un incremento del prodotto interno lordo e puntare al versamento di questi
guadagni all’interno di quello che ho definito tesoretto regionale, un fondo in
costante aggiornamento con bilanci pubblici volto ad una sorta di “salvadanaio”
dei Siciliani. In questo contesto sono gli stessi abitanti dell’isola a
decidere cosa farne nel corso degli anni e come investirli. Un’idea potrebbe
essere, ad esempio, il sovvenzionamento di attività imprenditoriali giovanili;
l’incremento di bandi per attingere a finanziamenti start up per avviare un’attività
commerciale o imprenditoriale. Si potrebbe pensare al rifacimento delle scuole,
al problema strutturale degli ospedali. Si potrebbe pensare a tante cose. Tanto
lo si sa… Mamma Roma di noi se n’è sempre fottuta. Forse questo è il momento
delle scelte coraggiose, altrimenti parlare di una Sicilia che rinasce diventa
solo un prendersi per il culo tipico delle campagne elettorali.
E nessuno dica
che la Sicilia non è pronta. Non è affatto così. La Sicilia è prontissima. Se
ha accettato di buon grado la presenza di un presidente della regione visibilmente
omosessuale e dichiarato, non ha particolari problemi di chiusura mentale. D’altro
canto questa è la terra della filosofia, della letteratura e della musica.
Se
poi, per un disegno costruito a monte, ci siamo ridotti a questo punto… beh, personalmente
credo sia giunto il momento del riscatto.
… con la forza
di Lottare!
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