SERVE UN MOVIMENTO DI COSCIENZE
Perché fino ad
ora il male ha avuto la meglio
di Dario Morgante (AUT)
"Papa incontra i familiari delle vittime di mafia" ecco cosa recitano le prime pagine di tutti i giornali nazionali, in riferimento all'incontro effettuatosi il giorno precedente in memoria delle tante, tantissime vittime di mafia. Grazie a Don Ciotti e all'associazione Libera e, ovviamente, a Papa Francesco, ha avuto luogo un evento, a detta di tutti, memorabile. Memorabile perché nella storia recente del nostro paese, fatta da bombe e delitti, misteri e bugie, un solo Papa scagliò parole dure verso i mafiosi, non intesi solo come esecutori, ma anche come mandanti. «Lo dico ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio». Sentenza piena di rabbia quella di Papa Wojtila, quasi dovuta in quel periodo nero che tutti ricordano come stagione delle stragi (1993). Passano undici anni, cambia il Papa ma non il verbo «Convertitevi o per voi l'inferno!>>.
Tono
diverso quello di Papa Francesco, più calmo e pacato, quasi rassegnato. Sembra
una richiesta di aiuto. Un abbracciare le sofferenze dei tanti, troppi,
familiari che da anni piangono le morti dei propri figli, fratelli, genitori.
Un condividere con loro la volontà di giustizia che lo Stato ancora non riesce
a garantire (il 70% dei delitti è ancora impunito). Eccolo il Papa che ha fatto
la storia. La storia...
![]() |
| Don Ciotti |
Eppure
mandanti,assassini e protettori vivono liberi ora per le strade della loro
città, ora per i corridoi dell'ospedale dove la loro coniuge ha appena
partorito, ora nei meandri dei loro ben architettati bunker. Eppure oggi a
Taranto, Caserta, si muore perchè, per difendere quegli interessi, siamo caduti
nel più grande degli abissi, che non è quello economico, ma quello morale.
L'abisso in cui si muore. Si sa che l'Italia è, da sempre, un paese strano;
bianco e nero, croce e delizia, legale e illegale, convivono e, spesso, si
mescolano, affossando così il grande stivale. Perché, pur sperando in un
giudizio finale, è il male che, finora, ha avuto la meglio.
La
mafia vive da secoli. Ha distrutto speranze, vite, pensieri, parole. Ha
sconfitto anche coloro che sembravano immortali. E allora, cosa fare? come
fare? Trovo risposta nelle parole di Salvo Vitale, amico storico di Peppino
Impastato, della cui morte si è avuto giustizia decenni e decenni dopo: "E
comunque, non basta la condanna di Dio, non quella dei papi, non quella dei
magistrati, ma ci vuole la condanna degli uomini tutti: mafiosi, non pentitevi,
ma andate a fare in culo." La condanna da parte del capo della Chiesa
serve, come serve quella del capo di stato o di un importante magistrato. Serve
l'azione congiunta di tutte queste componenti, ma soprattutto serve un
movimento culturale che risvegli le coscienze. Servono gli uomini, tutti.
Servi
tu.
"La
lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui
tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al
puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi
della complicità." (Paolo Borsellino)


Nessun commento:
Posta un commento
I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.