Se, prendendo un dizionario, cominciaste a sfogliare ogni pagina, leggendo ogni singolo lemma, non trovereste mai una singola parola adatta per descrivere Fabrizio de André. Sì, provate a farlo: perdereste solo ore e ore e qualche diottria. Rivoluzionario, pacifista, cantautore, artista, genio, poeta, lottatore: troppe sono le parole da accostare ad Homo Faber. Sceglierne solo una non darebbe l'idea della grandezza del personaggio, che ha incantato generazioni con poesie in musica, che non ha mai esitato a dire il proprio pensiero, che è stato portatore di idee di pace e giustizia.
Oggi, 11 gennaio 2013, ricordiamo il giorno della sua morte, ben quattordici anni fa, quando aveva soltanto 58 anni: pochi, considerando che c'è gente di età ben superiore che gira di televisione in televisione, convinto che il comunismo sia il peggiore male del nostro paese (non chiamatemi diffamatore, ho solo quindici anni!). D'altronde "sono sempre i migliori quelli che se ne vanno". Andato in senso metaforico, ovviamente. Perché chi se ne va non lascia tracce di sé, viene gettato nel dimenticatoio anche dalle persone che l'hanno amato: questo sì che è un fallimento. Chi scompare nel silenzio non può che aver fallito nella vita: se si è stato veramente qualcuno si vede dopo la morte (purtroppo).
Ecco perché ricordiamo Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Fabrizio de André. Perché loro, come tanti altri, vivono ancor oggi, negli insegnamenti e nelle idee che ci hanno lasciato tramite fatti, e non parole. E i loro corpi siamo noi. Noi che li citiamo orgogliosamente ogni volta che andiamo all'estero, noi che li abbiamo come esempi di vita, noi che facciamo rivivere le loro idee. Fabrizio ormai non può essere dimenticato: dire che lui vive nelle sue canzoni sembra scontato, ma é così. Lui vive nei personaggi che ha creato. Lui vive in Bocca di rosa, in Marinella, nel soldato Piero, in Princesa. Lui vive in ogni persona che sentendo la sua profonda voce chiude gli occhi e non ne può più fare a meno. Lui vive in chi fischietta Via del Campo, in chi pensa che viaggiare in direzione ostinata e contraria sia davvero giusto, in chi pagherebbe milioni per risentirlo.
Oggi più che mai c'è bisogno di Fabrizio de André: un uomo che sputa sulle ingiustizie, che disprezza poeticamente la guerra, che prende in giro chi ci prende in giro. Io ora immagino Fabrizio de André con una sigaretta in bocca, la chitarra in mano, che pensa: "Ma questi sono davvero messi male!" E riderebbe anche di gusto! Ma sono sicuro che quel sorriso sarebbe momentaneamente interrotto da una lenta lacrima di commozione, perché oggi più che mai, giorno dell'anniversario della sua morte, sarebbe consapevole di vivere ancora, di avere vinto.
Un piccolo pensiero di un ragazzo che oggi sentendo "Via del Campo" si emoziona
Dario Morgante
*********************************************************************************

Cuai, Sonny. Inserisco il bell'articolo di Dario sul sito www.peppinoimpastato.com, dove già ieri ho messo qualcosa su Fabrizio.
RispondiEliminaGrazie prof, di cuore, a nome mio per lui!
Elimina