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| Dario Morgante |
Quando guardandoti attorno vedi una centinaia di ragazzi, proprio come te, con gli occhi sbarrati, le orecchie aguzze e una sorta di piacere nell'ascoltare, ti rendi conto che quello a cui stai assistendo non è una semplice conferenza trita e ritrita sulla mafia, ma è qualcosa di più, una trasmissione di valori fondamentali, un insegnamento per la vita.
Quello che Sonny Foschino, presidente dell'associazione "Peppino Impastato" di Brolo, ha detto, anzi urlato, il 30 novembre, nonché quinto giorno dell'occupazione, nella II B, utilizzata come sala dibattiti e conferenze, ha rivoltato gli animi di quei tanti ragazzi presenti e attivi nella discussione. Dopo la presentazione di sé e dei suoi compagni, quell'uomo dalla barba nera, gli occhiali e il volto giovanile prova a testare la nostra preparazione sull'argomento elencando nomi di molti personaggi di spicco degli anni 70/80, due decenni in cui si svolgono avvenimenti di importanza immane per l'Italia, dove si alternano uomini politici corrotti, continui attentati e la mafia diventa sempre più potente: per alzata di mano Sonny cerca di capire chi conosciamo e cosa sappiamo riguardo quella lunga lista di nomi.
Ed ecco che si incentra l'attenzione su Peppino Impastato, ragazzo di Cinisi, e fondatore di Radio Aut, nella quale criticava la mafia definendola una "montagna di merda" e raccontava la verità su Gaetano Badalamenti, importantissimo membro di Cosa Nostra. Peppino diventava sempre più fastidioso per la mafia, per i mafiosi e per gli abitanti stessi di Cinisi, fedeli alla spregevole legge dell'omertà. Ebbene, il 9 Maggio 1978 Peppino Impastato fu ucciso, esploso sui binari di un treno. Per i più colti e informati questa data ricorda di certo un'altro avvenimento importantissimo della storia italiana: il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. Una casualità possono pensare in tanti; invece no: la morte di Peppino non doveva fare notizia, nessuno doveva parlare di lui. Ma la cosa più sconvolgente non è stata sicuramente l'assassinio in sè, ma tutto ciò che avvenne dopo: la morte di Peppino Impastato fu considerata un suicidio e per anni egli è stato ritenuto "un sindacalista di sinistra morto suicida".
Ora il discorso si allarga e Sonny comincia a parlarci degli anni 70 in generale: questo decennio è stato caratterizzato da numerosi fatti che hanno scritto la storia dell'Italia; vari attentati come quelli a Bologna o a Brescia, la morte di Aldo Moro, l'ascesa del comunismo, il governo di Andreotti, il Papa di trentatré giorni e le numerose proteste giovanili . Proprio su questo punto adesso si concentra la conferenza: i giovani, secondo Sonny, sono il futuro e il presente dell'Italia, sono coloro che devono cambiare il paese e per questo (nel corso dell'incontro) non si è mai stancato di farci i complimenti per un'occupazione pulita e ordinata, senza alcuna violenza e dall'alto profilo culturale (basti pensare ai numerosi dibattiti e conferenze organizzate).
Negli anni settanta però, una protesta giovanile non era mai priva di violenze o scontri tra i ragazzi e la polizia e tutto questo per una "genialata" dell'allora ministro degli interni Cossiga: facendo infiltrare dei violenti tra le masse dei ragazzi, si creava infatti un caos tale da poter intervenire con manganelli e fumogeni non per prendere i malcapitati venuti a far valere i propri diritti, proprio come abbiamo fatto e continueremo a fare noi Mauroliciani, ma per massacrarli: l'ordine non era infatti quello di arrestare i manifestanti, ma dovevano essere colpiti con violenza. Un'idea alquanto subdola e agghiacciante, pensata da un "uomo" rimasto al potere per decenni.
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| Francesco Cossiga |
La rabbia negli occhi di Sonny cresce sempre di più quando comincia a parlare di P2, di Andreotti , di Berlusconi e degli attentati a Bologna e Brescia, attribuiti a gruppi terroristici con interessi politici, ma in realtà effettuati dagli stessi personaggi al potere. Lo stato, quello con la S minuscola, è stato infatti il mandante dell'assassinio di Moro, Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa. Un paradosso, sembrerebbe: lo Stato che uccide i propri cittadini, ostacolando la verità, eppure... E proprio in questi anni comincia ad affermarsi il rapporto Stato-Mafia e, se si pensa che la Mafia non è nient'altro che l'anti-Stato, ci viene da chiederci: perché tutto questo? Il motivo è semplice: avveniva un continuo scambio di favori, di uccisi, di investimenti illegali, di soldi regalati.

D'altronde come diceva, purtroppo usiamo l'imperfetto, Paolo Borsellino, uomo di cui non bisogna fare presentazioni, "politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo". Ed ecco che la mafia, quella con la coppola e la lupara, diviene aristocratica, si veste con giacca e cravatta e non vive in bunker sotterranei ma nei palazzi del potere; si infiltra in tutte le attività più importanti e illegali del paese, estende il proprio territorio e allarga i propri orizzonti. Gli anni settanta vedono allora tre grandi poteri che decidono le sorti del paese: il potere dello Stato, quello della Mafia e quello della Chiesa. Sì, la chiesa aveva ed ha un potere incontrastato, disponeva di miliardi e miliardi di beni mobili e immobili, aveva (ed ha tutt'ora) una banca chiamata IOR di cui si sa ben poco. Da qui si può spiegare la morte di Papa Luciani (Giovanni Paolo I): egli infatti morì misteriosamente dopo solo 33 giorni dalla sua elezione al Pontificato, trovato senza vita il 28 settembre 1978. La versione ufficiale data dal Vaticano é quella di un infarto miocardico, ma i dubbi sono molti: egli infatti voleva fare chiarezza sui beni della Chiesa, riformando lo IOR, allora gestito da Paul Marcinkus. L'idea di un omicidio è anche fomentata dal fatto che il Vaticano vietò qualsiasi genere di autopsia, forse per nascondere le prove di un assassinio?
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| Attilio Manca |
Il verbo"nascondere" è da decenni il cardine principale dei governi che si sono succeduti a capo del nostro paese: nascondere la verità tramite i media e la scuola,decidendo cosa bisogna studiare e cosa no, perché un popolo ignorante conviene a tutti, è facile da maneggiare e ben influenzabile. La verità ha sempre fatto male a chi ha guardato dall'alto il Paese, da Mussolini a Berlusconi, passando per Andreotti e Cossiga, che non hanno fatto altro che limitare le nostre capacità di pensiero e il nostro sapere. E qua la scuola e i professori svolgono un ruolo essenziale: loro devono aprire le nostre menti, utilizzare i programmi ministeriali solo come linee guida, senza seguirli alla lettera, aprendo dibattiti di natura politica e magari tralasciando sumeri e babilonesi per parlare di personaggi come Falcone e Borsellino.
Rendere ogni ragazzo capace di pensare e decidere. Sonny Foschino, personaggio a me sconosciuto fino a quel trenta novembre, non ha semplicemente parlato di mafia, lui ha urlato il suo disprezzo e la sua indignazione a centocinquanta ragazzi ipnotizzati dalle sue parole, ha dato consigli e soluzioni, ha esortato tutti ad essere attivi anche fuori dalle mure scolastiche, a gridare le nostre idee senza paura, perché noi possiamo fare la rivoluzione. Spero che io, semplice ragazzo di secondo (o quinto, fate voi!), abbia trasmesso anche a una sola persona (d'altronde Manzoni aveva una ventina di lettori) gli stessi ideali di giustizia che in quella piccola aula Sonny ha manifestato liberamente.
Dario Morgante
II D (ex V D)
Alla fine della lettura di questo articolo il Presidente dell'Associazione Peppino Impastato ha dichiarato: "Sono i giovani come questi che renderanno Giustizia alla nostra Terra! Dal profondo del cuore, Grazie Maurolico!"





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