Ci sono quelle cosa che non vorresti mai vedere; ci sono
quelle cose che “urtano profondamente la tua sensibilità”. Oggi è uno di quei
casi, quando quello “stato” (con la esse minuscola) torna a colpire, affiancato
dallo Stato positivo, quello con la esse maiuscola.
Come possono passare inosservate le immagini del drammatico
video mandato in onda dalla trasmissione di Raitre Chi l’ha visto, dove un
bambino di 10 anni, affidato dal giudice al padre, viene portato via di forza
dalla Polizia, in modo spregevole e violento, quasi come un animale, davanti
alla scuola, tra le urla dei parenti.
Tutta la scena è stata filmata da una donna che il bambino
chiama «zia».
Il presidente del Senato, Renato Schifani, «ha chiesto
urgenti e tempestivi chiarimenti» al capo della polizia Antonio Manganelli sul
gravissimo episodio. A quanto pare il Capo della Polizia ha disposto un'inchiesta
interna.
Venerdì il sottosegretario De Stefano riferirà in Parlamento.
La madre del piccolo: "Non si è mai vista una cosa così". Dalla
Questura precisano: "Il filmato è parziale, c'era anche il padre".
La denuncia di Unicef: violati i diritti del bambino.
Il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile: "È
una eccezione, il sistema funziona".
Ora: se il diritto ci insegna qualcosa, è che, oggigiorno, la
tutela dell’essere umano ha la caratteristica, in uno stato che si dice
democratico, come quello Italiano, di rivolgersi a tutti i cittadini italiani;
siano essi bambini, neonati, adulti, anziani
o di mezza età.
In questo contesto i diritti del minore sono stati
calpestati, anche in seguito di una richiesta di aiuto: “Aiutatemi, mi manca l’aria!”,
dopo strattoni e maltrattamenti.
E poi, il volto dell’ispettrice di polizia: “Io sono un
ispettore di polizia … lei non è nessuno!” riferendosi sempre a quella che il
bambino chiama “zia”.
Un filmato raccapricciante che ha dell’immorale. Ve lo
proponiamo senza sfumature, affinché anche voi possiate avere la forza di
indignarvi.
Sonny Foschino

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