Come anticipato qualche giorno fa,
ecco di seguito il secondo capitolo di Caccia al voto tra “Compaesani”.
A questo giro, il profilo che
tenteremo di descrivere in poche righe è quell’On. Giuseppe Laccoto. Deputato
regionale dal 2006; sostenitore e membro importante dell’ultimo governo
Lombardo.
Prima di proseguire vogliamo ancora
una volta sottolineare che il nostro intento non è di “infangare” o “insultare”
i politici locali ma solo di stilare (anche con un pizzico di ironia) un
profilo approssimativo dei suddetti perché riteniamo fondamentale che i
cittadini conoscano coloro che si propongono di governare una Regione come la
Sicilia.
Tutto questo si chiama democrazia.
Le persone chiamate in causa possono
smentire e/o rettificare nel qual caso trovino inesattezze in ciò che abbiamo
scritto.
On.
Giuseppe LACCOTO – L’allievo supera il maestro
Vecchia scuola democristiana,
iniziato alla politica fin da ragazzino, venne scoperto dal compianto Saro Lione.
Non perse però tempo, a trasferirsi, armi e bagagli, presso la più attrezzata
concorrenza interna, diventando per anni “apprendista” di casa Germanà.
Insomma, il classico esempio dell’allievo che supera il maestro.
Tuttavia, proprio a causa dei suoi
“maestri”, almeno fino alla soglia dei cinquant’anni, non riuscì mai a fare il
“salto di qualità” politico. Nel 1994 alla prima elezione diretta dei sindaci
subì una sonora batosta da Basilio Germanà e nel 96, poi, subì la sua più
cocente delusione, quando sempre i soliti Germanà lo fecero fuori da Forza
Italia e da una sua possibile candidatura alle competizioni regionali di
quell’anno, sotto il simbolo di quel nuovo e vincente partito.
Ma la fortuna, si sa, aiuta gli
audaci, e l’anno successivo “una super botta di culo” gli bussò alla porta.
L’allora Senatore della Repubblica
e sindaco uscente, Basilio Germanà (il papà dell’attuale “Sardina”) non riuscì
a presentare tempestivamente la lista con la quale si sarebbe dovuto
ricandidare alle comunali del paese. Pertanto, il Prof. Laccoto, ormai prossimo
alla pensione e destinato a rimanere nel dimenticatoio della storia politica
brolese, alla guida di una lista civica improbabile e concepita giusto per
rimanere nella minoranza consiliare, giusto per passarsi il tempo nell’età
della pensione, riuscì a prendere in mano il paese una volta per tutte.
Il sogno della sua vita!
Si ritrovò tra le mani un comune
“vergine”, senza debiti e, soprattutto, senza piano regolatore.
Nel “ruggente” primo quinquennio,
l’ancora Prof. Laccoto, portò avanti la classica politica del “panem et
circenses” (pane e spettacoli): sagre, pani cunzati, feste della birra, feste
dell’asino ubriaco, ma soprattutto, cantanti, tanti cantanti. Spettacoli canori
da far impallidire anche San Remo. La logica era la seguente: il Comune non ha
neanche un debito, la gente è contenta e si diverte, i bilanci non li vede
nessuno e tutto si trasforma in un mega spot elettorale. Perfetto!
Ma attenzione, questa è solo una
parte del disegno. In quegli anni il Prof. crebbe parecchio: seppe farsi amici;
intrecciò legami ed alleanze politiche; distribuì “a pioggia” incarichi
professionali in tutta la provincia; promise un Acqua-Park e un porto canale
(e c’è chi dice avesse in mente di realizzare, altresì, i giardini pensili di
Babilonia ed una base spaziale da far impallidire anche la NASA); infine, cosa
molto importante, fece IL PIANO REGOLATORE.
E su quest’ultimo, ci furono
parecchie male lingue che avrebbero asserito alcune “malefatte” compiute
dall’On. Laccoto, peraltro, mai chiarite pubblicamente da quest’ultimo.
Ma il Prof. è ambizioso e punta in
alto.
Dopo un lungo girovagare per tutto
l'arco politico/istituzionale, nel 2001 trovò dimora presso il suo secondo
"vero amore" politico, la famiglia Genovese, le cui redini politiche,
nel frattempo erano state prese in mano dal giovane Francantonio, autentico
estimatore del "prof.”.
In seguito, diventò deputato
regionale nel 2006 subentrando, appunto, a Francantonio Genovese il quale si
era dovuto dimettere perché era stato eletto sindaco di Messina (per soli due
anni).
Le malelingue sostengono che l’unico a trarre beneficio dalla effimera
sindacatura di Genovese fu, appunto, Il buon Laccoto, la cui "buona
stella" peraltro assunse dimensioni leggendarie.
Da allora
in poi, ha infatti mantenuto strette tutte le poltrone, sia quella brolese che
lo scranno dell’ARS.
Infatti, il vero “deus ex machina”
dell’attuale amministrazione brolese è sempre lo stesso Onorevole che
amministra il Comune da più di tre quinquenni con gli stessi uomini (eccetto
qualche piccolo ricambio per rimpiazzare “destabilizzanti dissidenti”) e con il
suo fedelissimo delfino (anche in questo caso la fauna acquatica ci viene
incontro), Salvo Messina
.
Ma andiamo a tirare le somme e vedere
cosa ha prodotto per la collettività l’operato dell’On. Laccoto.
Partiamo con Brolo.
Dal 97 ad oggi Brolo ha accumulato
debiti (non ci riferiamo ai debiti fuori bilancio, ma a tutte le situazioni
debitorie nei confronti di artigiani, imprese, professionisti, decreti
ingiuntivi, TIRRENO AMBIENTE, ENEL ecc. ecc.) per circa 4 MILIONI DI EURO, di
cui 1.300.000 solo di decreti ingiuntivi presentati da Tirreno Ambiente ed
Enel. In altre parole, dopo una scellerata politica improntata al “panem et
circenses” ed a spettacoli canori di ogni sorta, tutti i nodi sono venuti al
pettine.
Il comune non riesce più a pagare i
suoi creditori, i quali, in gran parte, sono piccoli artigiani ed imprenditori
che da anni non riescono più a recuperare un centesimo, rischiando così il
fallimento. Inoltre, il debito di 600.000 euro contratto con la Tirreno
Ambiente (la società che gestisce la discarica di Mazarà S. Andrea), ha
legittimato quest’ultima ad impedirci il conferimento dei nostri rifiuti nella
sua discarica. Com’è noto a tutti, ciò ha comportato gravi disagi relativi
all’emergenza rifiuti esplosa in questa stagione estiva e non ancora risolta
del tutto. Ecco i risultati di centinaia di migliaia di euro di spese a vuoto
per manifestazioni, consulenze e progettazioni improduttive (una fra tutte,
quella per il famoso Acqua-Park affidata ad uno sconosciuto progettista
calabrese).
Sul fronte ARS, l’Onorevole Laccoto
ha governato la regione insieme all’ex Presidente Ar-Raffaele Lombardo ed
all’ex Assessore alla sanità dell’MPA Massimo Russo (quello del folle decreto
che abolisce i piccoli laboratori di analisi in favore dei grossi centri),
avendo ricoperto l’importante carica di presidente della commissione sanità
(una sorta di vice – ministro).
Nelle more, per un singolare
scherzo del destino, tempista più che mai, la famiglia coronò il sogno di una
vita.
Dopo decenni trascorsi da titolare
della piccola farmacia di Frazanò (poco più di mille anime), la signora Laccoto
ebbe finalmente lo “sbocco a mare”, conquistando l’agognata farmacia che
“conta” in quel di Milazzo.
In altre parole, la vicinanza
all’MPA (il cui avvicinamento è stato manifesto, tanto da far pensare ad un
possibile approdo in quest’ultimo) e a Lombardo gli ha permesso di fare il
brutto ed il cattivo tempo nella sanità siciliana; di nominare dirigenti
pubblici, di gestire un enorme bacino elettorale e, (anche questo non è male)
di papparsi 3.000 euro in più al mese rispetto al normale stipendio netto
mensile di circa 12 mila euro.
Adesso, anche lui (come del resto è
la moda del momento) si indigna pubblicamente per lo sfascio economico –
sociale perpetrato dal governo Lombardo a danno della nostra regione. Governo
del quale lui stesso è stato parte integrante, avendo ricoperto (come già
spiegato) l’importante carica di presidente della commissione sanità.
Non si scappa !
Ma se da amministratore pubblico,
nel senso nobile del termine, inteso come gestore degli interessi collettivi
dei cittadini brolesi e siciliani, l’Onorevole Laccoto, a nostro modesto giudizio,
è stato un pessimo amministratore, da privato cittadino, invece, ci ha saputo
fare con i propri affari.
Infatti, da quando era un semplice
Prof., il suo patrimonio familiare è nettamente cresciuto: una lussuosa villa
con piscina poco distante dal centro di Brolo; una farmacia in un grosso centro
come Milazzo; una prestigiosa palazzina nel centro di Brolo.
Sorge spontanea la domanda: ma
perché l’On. Laccoto non ha fatto l’imprenditore nella vita?
Magari ci avrebbe
guadagnato di più se non avesse speso tutte le sue energie nella politica
(ossia, nella gestione degli interessi collettivi).
Ci avrebbe guadagnato lui e ci
avrebbero guadagnato i cittadini. O forse è troppo ingenuo questo ragionamento?
Comunque, ci perdoni anche Lei per
le nostre possibili dimenticanze su ciò che ha fatto o su ciò che non ha fatto.
Noi l’invito a risponderci e a smentirci sul web (o ovunque lei vorrà)
gliel’abbiamo fatto e, adesso, glielo riproponiamo.
Sarà un vero piacere.
Simone Luca
Reale;
Basilio Scaffidi; Maria Carla Ziino Colanino; Salvatore Bruno (1); Salvatore Bruno (2); Silvio
Ricciardo;
Rino Incognito; Paolino Ricciardo; Pietro
Dovico Lupo;
Rosario Natoli; Sergio Sidoti
Nessun commento:
Posta un commento
I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.