di Antonio Bonnici
Quel giorno è un giorno che cambierà Palermo, ma sopratutto
per Brancaccio, uno dei più degradati quartieri della città ancora provata da
Capaci e via D'Amelio è il 15 settembre 1993 e don Pino festeggia il suo
56esimo compleanno.
Probabilmente pensa che quel 29 settembre sarà il quarto
anno in cui è a Brancaccio e di strada da quando è li ne ha fatta tanta con i
suoi ragazzi e col pensiero che qualcosa da quando è li sta cambiando.
Guarda l'orologio sono le 20 e 40 ancora 5 minuti e sarà a
casa e potrà riposarsi dopo la lunga giornata probabilmente è questo che pensa
e il tempo passa...
Nel frattempo su una Fiat Uno di colore bianco ci sono delle
persone che guardano don Pino...
Il sangue scorre in strada e la gente accorre per vedere
cosa è successo, ci sono stati degli spari e le sirene ululando si avvicinano
sotto casa del prete di Brancaccio dove arriva tanta gente che lo conoscesse o
meno.
La sua bara è immersa dai fiori e per tutta la chiesa si
vede e si sente piangere tanta gente: don Pino non voleva piangessero ma
sorridessero e con quel sorriso continuare la sua lotta, quello che aveva
cominciato a fare lui quattro anni prima il 29 settembre 1990 arrivando in uno
dei quartieri più difficili di Palermo.
Ed è qui che il suo ricordo inizia a mutare le generazioni: quelle stesse generazioni che oggi parlano di lui col sorriso sulle labbra. Non importa la posizione della chiesa in merito alla sua santità; per tutti i siciliani è martire... martire dei nostri giorni. E nel ricordo di questo grande uomo si leva un grido di libertà al cielo, affinché egli stesso lo possa udire.

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