Continua la nostra rievocazione storica, questa volta grazie al sito www.gioiosani.it e all'avv. Amato che selezionano un filmato storico dell'istituto luce che ha del sensazionale in cui si immortala la costruzione del ponte provvisorio a Capo Calavà da parte degli
alleati durante la seconda guerra mondiale.
Un pezzo di storia gioiosana documentata con le immagini
girate dagli stessi alleati.
Sulla costa, la mattina del 13 agosto, la 29^ Divisione
Panzer indietreggiò di circa 15 chilometri sganciandosi dalla 3^ divisione
americana.
Prima di raggiungere la nuova linea ad est dì Falcone, 44
chilometri ad est di Capo d’Orlando, linea che si estendeva a sud fin quasi a
Novara di Sicilia, i genieri tedeschi bloccarono efficacemente la rotabile
costiera demolendo parzialmente il tunnel stradale di Capo Calavà e facendo
saltare all’uscita da questo un tratto di 135 metri della strada facendolo
precipitare in mare da una altezza di 25 metri su una scogliera.
Queste demolizioni non avrebbero consentito agli americani di
riagganciare e impegnare le retroguardie tedesche. Nello stesso giorno che Truscott operò il congiungimento tra
il 30° reggimento e la forza anfibia di Bemard a Brolo, Patton ordinò al suo
Stato Maggiore di preparare ancora un altro sbarco attorno al fianco destro
tedesco.
Con la promessa della Marina di fornire una maggiore quantità
di mezzi di sbarco e con il permesso del generale Alexander di impegnare anche
il 2° battaglione del 509° fanteria
paracadutista, gli americani progettarono una operazione a grande scala,
vista l’esperienza di S. Agata e di Brolo, ben al di là dei difensori tedeschi,
tralasciando la piana di Patti e Falcone, ormai troppo a ridosso delle linee di
contenimento nemiche.
La sera del 12 agosto il Capo dell’Ufficio Operazioni di si
presentò con il piano, indicando per lo sbarco tutti i giorni tra il 14 e il 18
agosto nell’area del Bivio Salica presso Barcellona.
La Settima armata avrebbe mantenuto il controllo delle unità
partecipanti fino a che queste unità non fossero sbarcate e formato una valida
testa di ponte.
Il tentativo di tagliar fuori tutta la 29^ divisione tedesca
e possibilmente altre unità tedesche provenienti dal fronte sud lungo la strada
di Novara di Sicilia, sebbene più ambizioso dei precedenti, sembrava dovesse
avere più successo.
II battaglione paracadutista si sarebbe lanciato alle 2,00
del giorno “X” presso Barcellona per impedire alle forze tedesche di dirigersi
ad ovest per liberare le forze tedesche accerchiate e tenere il ponte stradale
proprio ad ovest di Barcellona fino a che le forze anfibie fossero sbarcate.
l 157° RCT del colonnello Ankors della 45^ divisione
americana, rinforzato da una compagnia di mortai da 4,2 pollici, sarebbe
sbarcato presso il bivio Salica, unendosi ai paracadutisti e attaccando poi a
ovest per congiungersi con la 3^ divisione.
Soltanto che, mentre lo Stato Maggiore della Settima Armata
completava i dettagli del piano, le tre divisioni americane in linea
procedevano abbastanza celermente per ripulire la penisola e occupare Messina.
Sulla costa i reggimenti 15° e 30° fanteria oltrepassarono il
torrente Brolo, il 30° verso Capo Calavà e il 15° all’interno verso Patti,
poiché sulla costa le demolizioni di Capo Calavà non consentirono il rapido
avanzare di uomini e mezzi.
Tuttavia i genieri americani riuscirono dopo diciotto ore di
febbrile lavoro a far passare la jeep di Truscott e il 30° reggimento fermo ad
ovest della galleria.
Il ponte costruito dai genieri americani sul tratto di strada
precipitato in mare fu chiamato “ponte nel cielo” ed essi si meritarono un
elogio dal Comando Supremo. Sei ore più tardi, dopo qualche puntellamento qua e
là, anche i mezzi pesanti cominciarono a passare.
Il Capo Calavà era stato superato durante l’interruzione solo
dai due anfibi al seguito della colonna motorizzata del colonnello Rogers,
anfibi che avevano aggirato dal mare il promontorio navigando carichi di acqua,
materiale per segnalazioni e di qualche addetto alle comunicazioni.
Mentre il 30° reggimento era fermo a Calavà, il 15° che lo
seguiva si diresse nell’entroterra e superando il contrafforte di Gioiosa
Guardia a Francari e Bonavita e passando per Montagnareale e Sorrentini
raggiunse Patti con il suo 3° battaglione alle 15,30 del 13 agosto mentre una
Cicogna, aereo leggero da ricognizione, esplorava dall’alto la città che aveva
subito nei giorni precedenti pesanti bombardamenti aero-navali.
Probabilmente i soldati tedeschi sepolti al bivio di
Mustazzo, sotto cumuli di pietre, furono gli ultimi caduti della battaglia sui
Nebrodi.
Le loro salme furono poi tumulate nel Sacrario del cimitero
di Patti, accanto ai caduti italiani, e quindi consegnate al Comitato germanico
per le onoranze ai caduti.
Il 15° reggimento, preceduto da pattuglie esploranti e poi
seguito dal 30°, aggirò la cittadina di Patti, essendo i ponti sul torrente
Montagnareale distrutti.

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