martedì 21 agosto 2012

STORIA E GIOIOSA - L'emozionante filmato della ricostruzione del ponte di Capo Calavà

Continua la nostra rievocazione storica, questa volta grazie al sito www.gioiosani.it e all'avv. Amato che selezionano un filmato storico dell'istituto luce che ha del sensazionale in cui si immortala la costruzione del ponte provvisorio a Capo Calavà da parte degli alleati durante la seconda guerra mondiale.

Un pezzo di storia gioiosana documentata con le immagini girate dagli stessi alleati.



Sulla costa, la mattina del 13 agosto, la 29^ Divisione Panzer indietreggiò di circa 15 chilometri sganciandosi dalla 3^ divisione americana.

Prima di raggiungere la nuova linea ad est dì Falcone, 44 chilometri ad est di Capo d’Orlando, linea che si estendeva a sud fin quasi a Novara di Sicilia, i genieri tedeschi bloccarono efficacemente la rotabile costiera demolendo parzialmente il tunnel stradale di Capo Calavà e facendo saltare all’uscita da questo un tratto di 135 metri della strada facendolo precipitare in mare da una altezza di 25 metri su una scogliera.

Queste demolizioni non avrebbero consentito agli americani di riagganciare e impegnare le retroguardie tedesche. Nello stesso giorno che Truscott operò il congiungimento tra il 30° reggimento e la forza anfibia di Bemard a Brolo, Patton ordinò al suo Stato Maggiore di preparare ancora un altro sbarco attorno al fianco destro tedesco.

Con la promessa della Marina di fornire una maggiore quantità di mezzi di sbarco e con il permesso del generale Alexander di impegnare anche il 2° battaglione del 509° fanteria  paracadutista, gli americani progettarono una operazione a grande scala, vista l’esperienza di S. Agata e di Brolo, ben al di là dei difensori tedeschi, tralasciando la piana di Patti e Falcone, ormai troppo a ridosso delle linee di contenimento nemiche.

La sera del 12 agosto il Capo dell’Ufficio Operazioni di si presentò con il piano, indicando per lo sbarco tutti i giorni tra il 14 e il 18 agosto nell’area del Bivio Salica presso Barcellona.

La Settima armata avrebbe mantenuto il controllo delle unità partecipanti fino a che queste unità non fossero sbarcate e formato una valida testa di ponte.
Il tentativo di tagliar fuori tutta la 29^ divisione tedesca e possibilmente altre unità tedesche provenienti dal fronte sud lungo la strada di Novara di Sicilia, sebbene più ambizioso dei precedenti, sembrava dovesse avere più successo.

II battaglione paracadutista si sarebbe lanciato alle 2,00 del giorno “X” presso Barcellona per impedire alle forze tedesche di dirigersi ad ovest per liberare le forze tedesche accerchiate e tenere il ponte stradale proprio ad ovest di Barcellona fino a che le forze anfibie fossero sbarcate.

l 157° RCT del colonnello Ankors della 45^ divisione americana, rinforzato da una compagnia di mortai da 4,2 pollici, sarebbe sbarcato presso il bivio Salica, unendosi ai paracadutisti e attaccando poi a ovest per congiungersi con la 3^ divisione.
Soltanto che, mentre lo Stato Maggiore della Settima Armata completava i dettagli del piano, le tre divisioni americane in linea procedevano abbastanza celermente per ripulire la penisola e occupare Messina.

Sulla costa i reggimenti 15° e 30° fanteria oltrepassarono il torrente Brolo, il 30° verso Capo Calavà e il 15° all’interno verso Patti, poiché sulla costa le demolizioni di Capo Calavà non consentirono il rapido avanzare di uomini e mezzi.
Tuttavia i genieri americani riuscirono dopo diciotto ore di febbrile lavoro a far passare la jeep di Truscott e il 30° reggimento fermo ad ovest della galleria.

Il ponte costruito dai genieri americani sul tratto di strada precipitato in mare fu chiamato “ponte nel cielo” ed essi si meritarono un elogio dal Comando Supremo. Sei ore più tardi, dopo qualche puntellamento qua e là, anche i mezzi pesanti cominciarono a passare.

Il Capo Calavà era stato superato durante l’interruzione solo dai due anfibi al seguito della colonna motorizzata del colonnello Rogers, anfibi che avevano aggirato dal mare il promontorio navigando carichi di acqua, materiale per segnalazioni e di qualche addetto alle comunicazioni.
Mentre il 30° reggimento era fermo a Calavà, il 15° che lo seguiva si diresse nell’entroterra e superando il contrafforte di Gioiosa Guardia a Francari e Bonavita e passando per Montagnareale e Sorrentini raggiunse Patti con il suo 3° battaglione alle 15,30 del 13 agosto mentre una Cicogna, aereo leggero da ricognizione, esplorava dall’alto la città che aveva subito nei giorni precedenti pesanti bombardamenti aero-navali.

Probabilmente i soldati tedeschi sepolti al bivio di Mustazzo, sotto cumuli di pietre, furono gli ultimi caduti della battaglia sui Nebrodi.
Le loro salme furono poi tumulate nel Sacrario del cimitero di Patti, accanto ai caduti italiani, e quindi consegnate al Comitato germanico per le onoranze ai caduti.

Il 15° reggimento, preceduto da pattuglie esploranti e poi seguito dal 30°, aggirò la cittadina di Patti, essendo i ponti sul torrente Montagnareale distrutti.

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