un articolo a cura di Sonny Foschino
Una notizia sopraggiunge stamani;
l’avvocato Pio Cattafi, di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato finalmente
consegnato nelle mani della Giustizia (quella con la G maiuscola signor
Prefetto); una Giustizia che abbiamo aspettato per troppo tempo ma che ci
procura un’immensa soddisfazione.
Sembra impossibile, quasi
incredibile, che quest’uomo abbia avuto dei ruoli determinanti in vari scenari
fondamentali della storia della Sicilia. Uomo di scarsa affidabilità, è stato,
per vari anni, inserito in contesti discutibili della città di Barcellona Pozzo
di Gotto, tra cui la famiglia barcellonese e quella dei Santapaola.
Numerosi pentiti, riferiscono i
giudici perolitani nel 2000, tra cui Epaminonda e Avola, fanno riferimento proprio
a lui come uno dei principali pupari della città del Longano, inserito in vari
contesti criminali, tra cui il traffico d’armi e opere finanziare illecite.
Sulle armi sono stati dunque spostati gli interessi di varie famiglie mafiose
siciliane tra cui Santapaola, le
famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono.
La sua gioventù non può e non deve passare di certo
inosservata. Membro della destra estrema, compì opere di repressione e pestaggi a sangue, assieme al camerata artificiere
mistrettese Pietro Rampulla, che sul 23 maggio del 1992 ne sa qualcosa. In
quella Messina deviata, scenario di perdizione e di massonici intrighi, Saro
Cattafi strinse legami con gruppi di estrema destra, nazifascisti e
organizzazioni paramilitari. Rosario Cattafi
era a quel tempo vicereggente provinciale del Fuan, l’organizzazione
universitaria del partito di Giorgio Almirante. Nel 1996 Cattafi fu indicato
come un “terrorista” dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata (GICO)
della Guardia di finanza di Firenze.
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| Licio Gelli |
Terminati gli studi, riuscì, dal nord, a gestire e
tutelare gli interessi delle famiglie siciliane, per quanto riguarda traffico
di stupefacenti e armi. Fu anche sospettato di essere stato uno dei capi di una
presunta associazione operante a Milano, responsabile del sequestro, nel
gennaio 1975, dell’imprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento
di un riscatto miliardario.
Grazie ai numerosi intrighi, riusciva a controllare e
gestire un enorme capitale, depositato all’estero, in Svizzera per l’appunto.
Una squadra mobile di Messina, lo indicò come responsabile per la rifornitura
di materiale esplodente ad un importante clan barcellonese. Fu arrestato il 9
ottobre del ’93 nell’ambito dell’inchiesta sull’autoparco di via Salomone a
Milano. Ma tutto decadde; dopo una condanna in primo grado a 11 anni e 8 mesi
per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (4 anni
scontati nel carcere di Opera), la sentenza fu annullata per un vizio
procedurale. A processo ricostituitosi, non si poterono utilizzare le
intercettazioni ambientali che avrebbero dimostrato la presenza all’autoparco,
e per questo motivo rimesso in libertà.
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| Salvatore Riina |
La Procura de La Spezia lo sottopose ad indagine per
traffico d’armi, mentre la Procura di Agrigento e Caltanisseta, lo indicò come “mandante
occulto” della strategia stragista del 1992-93. Il nome di Cattafi viene
annotato accanto ai boss mafiosi Salvatore Riina e Nitto Santapaola, al Gran
Maestro della Loggia P2 Licio Gelli, all’ordinovista Stefano Delle Chiaie e a
Filippo Battaglia. Sugli indagati, il sospetto di “avere, con condotte causali
diverse ma convergenti, promosso, costituito, organizzato, diretto e/o
partecipato ad un’associazione avente ad oggetto il compimento di atti di
violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale, allo scopo - tra
l’altro - di determinare le condizioni per la secessione politica della Sicilia
e di altre regioni meridionali dal resto d’Italia…”.
Un rapporto della D.I.A. (1994) aveva segnalato
contatti telefonici fra le utenze utilizzate dal Cattafi “con soggetti
riconducibili a Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, fra la fine del 1991 e gli
inizi del 1992”.
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| Franco Cassata |
Varie le conoscenze risultanti dai tabulati telefonici
e dai “racconti” dello stesso Pio Cattafi; tra queste spicca quella con Franco
Antonio Cassata, Procuratore Generale di Messina, indagato dalla magistratura
di Reggio Calabria, con l’accusa di diffamazione aggravata in concorso con
ignoti, nei riguardi della famiglia Parmaliana, la famiglia di Adolfo
Parmaliana, il professore “suicidato” dalla mafia mentre era intento a compiere
il suo dovere di cittadino attivo e onesto, denunciando le malefatte del comune
di Terme Vigliatore.
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| Adolfo Parmaliana |
(le parti sulla cronologia
storica di Saro C. sono liberamente tratte da un articolo di Antonio Mazzeo,
pubblicato su I siciliani Giovani, n. 1, gennaio 2012)






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