martedì 24 luglio 2012

MESSINA VIVE - PIO CATTAFI in manette… per Messina c’è speranza!


un articolo a cura di Sonny Foschino

Oggi è un giorno di festa per tutti i messinesi. Uno di quei giorni in cui ci vorrebbe lo spumante stappato per le strade, e le paste secche per festeggiare; il motivo è semplice. La Giustizia, prima o poi, deve terminare il suo corso e giungere a destinazione. Possono passare anni, decenni certe volte, ma arriva il momento in cui, fiera, ti coglie di sorpresa, procurandoti un’emozione non indifferente che ti pervade le carni, il sangue pazzo, e giunge fino al cuore, ed entra come adrenalina nelle vene, e ti fa dire: SPERANZA!
Una notizia sopraggiunge stamani; l’avvocato Pio Cattafi, di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato finalmente consegnato nelle mani della Giustizia (quella con la G maiuscola signor Prefetto); una Giustizia che abbiamo aspettato per troppo tempo ma che ci procura un’immensa soddisfazione. 


Sembra impossibile, quasi incredibile, che quest’uomo abbia avuto dei ruoli determinanti in vari scenari fondamentali della storia della Sicilia. Uomo di scarsa affidabilità, è stato, per vari anni, inserito in contesti discutibili della città di Barcellona Pozzo di Gotto, tra cui la famiglia barcellonese e quella dei Santapaola.

Numerosi pentiti, riferiscono i giudici perolitani nel 2000, tra cui Epaminonda e Avola, fanno riferimento proprio a lui come uno dei principali pupari della città del Longano, inserito in vari contesti criminali, tra cui il traffico d’armi e opere finanziare illecite. Sulle armi sono stati dunque spostati gli interessi di varie famiglie mafiose siciliane tra cui  Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono.

La commissione prefettizia, nel 2006, scrisse: “è una delle figure più emblematiche mediante il quale la città di Barcellona diventa il crocevia, snodo nevralgico e luogo di convergenza ove si intersecano gli interessi della mafia catanese e palermitana, intrecciandosi con imponenti operazioni finanziarie e di illeciti traffici che portano fino alla lontana Milano”.
La sua gioventù non può e non deve passare di certo inosservata. Membro della destra estrema, compì opere di repressione  e pestaggi a sangue, assieme al camerata artificiere mistrettese Pietro Rampulla, che sul 23 maggio del 1992 ne sa qualcosa. In quella Messina deviata, scenario di perdizione e di massonici intrighi, Saro Cattafi strinse legami con gruppi di estrema destra, nazifascisti e organizzazioni paramilitari.  Rosario Cattafi era a quel tempo vicereggente provinciale del Fuan, l’organizzazione universitaria del partito di Giorgio Almirante. Nel 1996 Cattafi fu indicato come un “terrorista” dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata (GICO) della Guardia di finanza di Firenze.

Licio Gelli
Terminati gli studi, riuscì, dal nord, a gestire e tutelare gli interessi delle famiglie siciliane, per quanto riguarda traffico di stupefacenti e armi. Fu anche sospettato di essere stato uno dei capi di una presunta associazione operante a Milano, responsabile del sequestro, nel gennaio 1975, dell’imprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento di un riscatto miliardario.

Grazie ai numerosi intrighi, riusciva a controllare e gestire un enorme capitale, depositato all’estero, in Svizzera per l’appunto. Una squadra mobile di Messina, lo indicò come responsabile per la rifornitura di materiale esplodente ad un importante clan barcellonese. Fu arrestato il 9 ottobre del ’93 nell’ambito dell’inchiesta sull’autoparco di via Salomone a Milano. Ma tutto decadde; dopo una condanna in primo grado a 11 anni e 8 mesi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (4 anni scontati nel carcere di Opera), la sentenza fu annullata per un vizio procedurale. A processo ricostituitosi, non si poterono utilizzare le intercettazioni ambientali che avrebbero dimostrato la presenza all’autoparco, e per questo motivo rimesso in libertà.

Salvatore Riina
La Procura de La Spezia lo sottopose ad indagine per traffico d’armi, mentre la Procura di Agrigento e Caltanisseta, lo indicò come “mandante occulto” della strategia stragista del 1992-93. Il nome di Cattafi viene annotato accanto ai boss mafiosi Salvatore Riina e Nitto Santapaola, al Gran Maestro della Loggia P2 Licio Gelli, all’ordinovista Stefano Delle Chiaie e a Filippo Battaglia. Sugli indagati, il sospetto di “avere, con condotte causali diverse ma convergenti, promosso, costituito, organizzato, diretto e/o partecipato ad un’associazione avente ad oggetto il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale, allo scopo - tra l’altro - di determinare le condizioni per la secessione politica della Sicilia e di altre regioni meridionali dal resto d’Italia…”.
Un rapporto della D.I.A. (1994) aveva segnalato contatti telefonici fra le utenze utilizzate dal Cattafi “con soggetti riconducibili a Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, fra la fine del 1991 e gli inizi del 1992”.

Franco Cassata
Varie le conoscenze risultanti dai tabulati telefonici e dai “racconti” dello stesso Pio Cattafi; tra queste spicca quella con Franco Antonio Cassata, Procuratore Generale di Messina, indagato dalla magistratura di Reggio Calabria, con l’accusa di diffamazione aggravata in concorso con ignoti, nei riguardi della famiglia Parmaliana, la famiglia di Adolfo Parmaliana, il professore “suicidato” dalla mafia mentre era intento a compiere il suo dovere di cittadino attivo e onesto, denunciando le malefatte del comune di Terme Vigliatore.

Adolfo Parmaliana
Oggi Saro Pio Cattafi è stato consegnato nelle mani della Giustizia, con la speranza che essa trionfi. Le istituzioni, in questo contesto, percepiscono fiere la vicinanza dei cittadini e dei giovani che sono dalla loro parte. Sia fatta dunque Giustizia.

(le parti sulla cronologia storica di Saro C. sono liberamente tratte da un articolo di Antonio Mazzeo, pubblicato su I siciliani Giovani, n. 1, gennaio 2012)


Nessun commento:

Posta un commento

I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.