domenica 11 marzo 2012

A TANO G.: la cultura non è solo antimafia

Apprendo da "Scomunicando", un giornale locale diretto da Massimo Scaffidi, l'ennesima dichiarazione non condivisa del Presidente Onorario della FAI Tano Grasso, orlandino di nascita, cittadino del mondo per vocazione (e non solo...).

Tra le righe si legge "Necessaria una vera cultura antimafia tra tutti gli imprenditori". E in questo Tano Grasso non ha mai risparmiato un'energia alcuna, estraendo e trapiantando in molti comuni d'Italia (vedi Napoli, Lamezia Terme, Capo d'Orlando) un modello prestampato a puntino.

Per Grasso (e non vuole essere un attacco, dato che gente di mia conoscenza è abituata a vedere attacchi dappertutto... essere liberi di esprimere il proprio pensiero non è attaccare, ma è libertà di informazione) la cultura ruota solo intorno alla "legalità". Ma non è solo la "legalità" che può risolvere il problema in questione, cari amici.

Questo termine è molto controverso sotto plurimi punti di vista. LEGALITA' significa restare conformi alle disposizioni di legge; ma in Germania non era "legale" fino alla Seconda Guerra Mondiale deportare gli ebrei nei campi di concentramento? E andando un po' più avanti, senza filosofare, ma basandosi su dati empirici, a livello legale, non era forse riconosciuto il delitto d'onore qui in Italia?

In Italia, sino a pochi decenni fa, la commissione di un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l'onore (ad esempio l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di questa o di entrambi) era sanzionata con pene attenuate rispetto all'analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosceva che l'offesa all'onore arrecata da una condotta "disonorevole" valeva di gravissima provocazione, e la riparazione dell'onore non causava riprovazione sociale.

Tutto questo naturalmente per affermare cosa: che tutto quello che è legale non è sempre giusto. Provo a spiegarmi ancora meglio: la legalità è si un valore, ma è mutabile a seconda del sistema giuridico vigente e quindi dello stato soggetto. E, in ogni caso, varia a secondo della volontà umana di approvare leggi che servano per uno stato in un determinato momento.

Ben diverso il principio di ONESTA' e di CORRETTEZZA; parole importantissime che, a mio avviso, GRASSO dovrebbe utilizzare di più nel suo lessico quando gira le piazze e tiene conferenze.


In ogni caso non è la cultura dell'antimafia che bisogna portare avanti: è la CULTURA punto e basta. In 20 anni avete cambiato il mondo? No, non è un'affermazione mia. Sorge dalla calotta di un suo fedele amico che ama importunare la gente per le strade asserendo fesserie.TANO GRASSO ha un grande merito: quello di aver creato uno dei movimenti più importanti d'Italia e il grande demerito di averlo ristretto ai pochi "eletti" attinenti alla categoria commerciale e imprenditoriale.

Io credo che abbia inciso di più nelle coscienze dei giovani una canzone come "I cento Passi", conosciuta in tutta Europa (dei Modena City Ramblers) o un film come "Alla Luce del Sole", "I cento passi" e la pellicola su Placido Rizzotto ... vedete come l'arte e la musica possono sostentare la giusta causa della lotta alla mafia?

E, naturalmente, è statisticamente provato che un imprenditore in possesso almeno di diploma, sia meno soggetto a pagare il pizzo; anzi, l'estortore ci pensa pure due volte prima di andare a chiedere dei soldi.

In conclusione, dunque, si studi, si legga, si creino dei laboratori per parlare. La cultura non ha un prezzo. Deve essere LIBERA e LIBERA deve rimanere la possibilità di informare e di essere cittadini attivi.

Informarsi, leggere i quotidiani; questo diventa un modo di fondamentale importanza per diventare Cittadini Attivi, e poter prendere a calci in culo chiunque voglia giocare con la nostra intelligenza e col nostro denaro.

Sonny Foschino

1 commento:

  1. La cultura e libera e di conseguenza le persone sono lobere di acculturarsi. Il punto e che diploma laurea o master che sia, di certo nn rappreaenta un deterrente per criminali immersi nel loro " lavoro" e questo lo sostengo da imprendotore vittima di estorsione e affini. La cultura antiracket riguarda in sostanza il cambiento radicale nell approccio legale al lavoro, che puo essere ad esenpio il pagare il tizio di zona per stare tranquilli, cambiando questo modo di pensare l essere liberi come imprendotori , commercianto e cittadini, a prescindere dalle categorie di appartenenza ha tutto un altro sapore. Vorrei poter leggere di cronache e servizi reali ai cittadini e vittime dei fatti riportati, piuttosto di attacchi a chi cerca di aiutare concrete te il prossimo, ma di certe cose si coglie il pathos solo dopo averle vissute, ma la liberta e anche questo. Luigi leonardi

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