martedì 28 febbraio 2012

Prete GAY e COCAINOMANE

E' stato il rettore del Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza noto per le annuali riunioni episcopali che ivi si svolgono.

Un'operazione scolta dai Carabinieri di Todi quella che ha visto come protagonista Padre Alberto Bastoni. Il parroco, segnalato alla prefettura, era cocainomane da circa sei anni e prendeva parte a festini gay spesso da lui organizzati.

I carabinieri hanno fermato Padre Alberto mentre era alla guida della sua Fiat Punto.

Di sua spontanea volontà, probabilmente già sotto effetto di stupefacenti, il sacerdote ha consegnato tre dosi di cocaina nascoste nel portafogli che aveva pagato 200 euro. Più un sacchetto con dieci grammi di «tolylacetoethyle-thylamine»: un «fertilizzante» che viene inalato per ottenere effetti eccitanti simili al popper.

Il prete ha confessato di fumare la cocaina: «Tale metodo prevede che la droga venga sciolta con il calore in un cucchiaio, poi si versa in una bottiglia e si aspira». Ed ha aggiunto: «Ho iniziato a fare uso di droga da sei anni, da quando mi trovavo a Roma per motivi professionali».

Assieme a lui, alla guida, un suo amico e compagno d'avventura, Giraldi, che, interrogato dai carabinieri, ha dichiarato di aver conosciuto il prete in una chat line per omosessuali. Giraldi prestava la casa al sacerdote per i suo incontri. «Utilizzavano casa mia perché lui non ha la piena disponibilità di un’abitazione. A volte aveva con sé droga che consumava coi suoi amici, offrendone occasionalmente anche a me».

Il sacerdote ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare.

Il cellulare del parroco ha fornito numerosi contatti utili all'inchiesta. La rubrica era piena di numeri di pusher.

Grazie a queste indagini i carabinieri hanno messo a segno alcuni arresti nell’ambito di un’inchiesta ancora in corso. Uno degli indagati patteggerà la pena nel processo per direttissima che riprenderà la prossima settimana davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Marco Verola.

Adesso Padre Alberto è scomparso dalla circolazione.

«Don Alberto purtroppo non sta bene, ha bisogno di cure e non tornerà per molto tempo», rispondono dalla canonica (ndr. come sempre del resto... questi giochetti non sono nuovi). Il sacerdotefa parte della Congregazione dei Figli dell’Amore misericordioso.Ha una lunga esperienza pastorale, con numerosi incarichi di responsabilità. Ha prestato servizio a Campobasso e a Roma e poi nel coro della Cappella Sistina a Roma.

Nel 2008 è stato chiamato a ricoprire il prestigioso incarico di rettore del santuario di Collevalenza, noto perché la Cei per molti vi ha tenuto le sue assemblee generali (i sinodi per l'appunto).

La comunità dell’Amore misericordiso a Collevalenza gestisce una casa, annessa al santuario, dove sono ospitati sacerdoti con problemi che vanno dall’alcool alla pedofilia; Padre Alberto era a capo di questa delicata comunità.
Nessuno sospettava di ciò.

Nel settembre scorso padre Alberto ha lasciato il Santuario ed è stato chiamato a guidare la parrocchia di Collevalenza. Il giorno dell’insediamento, sul suo profilo Facebook il prete scriveva: «Fratelli e sorelle… a Dio nulla è impossibile… nemmeno rompere una tradizione o avventurarci su una strada di generosità coerente che farà sbocciare i germi meravigliosi di santità disseminati nella vigna del Signore…Lasciamo a Lui tutto il posto perché sia Lui a guidarci… a sostenerci… a redimerci…Pregate per il vostro nuovo parroco perché sappia stare davanti al buon Gesù per parlargli di voi e sappia parlare di Lui a voi , fino a contagiarvi con la forza dell’irradiazione! Pregate perché sia maestro di preghiera… esperto nell’ascolto…generoso nelle risposte… accogliente verso i doni dello Spirito presenti in voi…».

Ma la notte del 30 gennaio scorso sono arrivate le forze dell'ordine a svelare la doppia vita del sacerdote e padre Alberto, da quel momento, ha fatto perdere le sue tracce.

La Chiesa dovrebbe dunque comprendere e rivalutare, ad avviso di tanti, la sua posizione sul celibato sacerdotale. E' assolutamente opportuno che si prendano delle nuove posizioni su determinate situazioni incresciose che mirano alla perdita della credibilità della Chiesa stessa.

In una società in movimento è opportuno che anche gli uomini di Chiesa si adeguino, altrimenti la struttura, già infranta alle fondamenta da continui scandali e vergognosi episodi, cadrà sotto il peso di se stessa e dei suoi duemila anni di vecchiaia.

SF

3 commenti:

  1. L'articolo è interessante però l'ultima parte non la condivido... il consumo di droga non c'entra niente con il celibato sacerdotale... i festini a base di sesso non c'entrano nulla con il celibato sacerdotale...
    P.S. Guarda che con questo nn voglio dire che sono a favore del celibato sacerdotale però non è quest'ultimo che determina la serietà e l'impegno che una persona deve avere... Carmelo A. ;-)

    RispondiElimina
  2. Ciao Caro Carmelo ...
    Hai ragione quando dici che non è il celibato a determinare la serietà e l'impegno, ma a livello psicologico è scientificamente provato che un uomo che riesce a sedare i suoi istinti sessuali tende ad trasgredire di meno. Spesso, a mio avviso, sono proprio le limitazioni ad incentivare i desideri. Ma quella del celibato è solo una delle tante cose che andrebbero riviste. Ti abbraccio =) SF

    RispondiElimina
    Risposte
    1. diciamo che secondo me dovresti distinguere la scarsità di vocazioni alla vita sacerdotale, dal problema della pedofilia, droga etc etc... in questo caso diciamo che si tratta di una persona disonesta, ipocrita, falsa e ovviamente anche malata (nn per l'orientamento sessuale)e le due cose non sono riconducibili... a presto :-) C.A.

      Elimina

I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.