Il boss di Castelvetrano ordinò l'uccisione del sociologo e giornalista di Rtc. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori deponendo nel processo davanti la corte d'assise che vede imputati Vincenzo Virga come mandante e Vito Mazzara come esecutore.Sul possibile movente, Sinacori ha riferito alla Corte che Mauro Rostagno “sparlava di mafia”.
di Gianfranco Criscenti
L’ordine di uccidere Mauro Rostagno parti’ da Francesco Messina Denaro (il padre del boss latitante Matteo), che incaricò di eseguire l’omicidio Vincenzo Virga. Ma all’epoca i delitti eccellenti avvenivano solo dopo l’autorizzazione di Toto’ Riina, ‘’il despota di Cosa Nostra’’. A parlare è il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori, che stamani ha deposto in Corte di Assise a Trapani nel processo per l’omicidio del giornalista sociologo, avvenuto a Valderice la sera del 26 settembre 1988. Due gli imputati: Vincenzo Virga (mandante) e Vito Mazzara (killer).

Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri della Dda (Antonio Ingroia, Gaetano Paci e Francesco Del Bene), il pentito non ha fornito indicazioni sul gruppo di fuoco. Ha detto di aver appreso dell’organizzazione del delitto direttamente da Francesco Messina Denaro durante un incontro a Castelvetrano (presente anche Francesco Messina, detto “mastru Cicciu”), ma di non conoscere null’altro dell’omicidio. Sul possibile movente, Sinacori ha riferito alla Corte che Mauro Rostagno “sparlava di mafia”, “macinava sempre contro di noi” e che, la decisione di eliminarlo “trovò un generale consenso” dentro Cosa Nostra.
Rispondendo al difensore di Vito Mazzara, avvocato Vito Galluffo, Sinacori ha confermato che “Riina e Messina Denaro avevano l’autorità di utilizzare killer esterni” alla “famiglia” locale e che, in alcune occasioni “c’erano scambi di favore sui gruppi di fuoco… mi risulta che capitava”.
Nessun commento:
Posta un commento
I commenti anonimi e offensivi saranno cancellati tempestivamente.