mercoledì 16 novembre 2011

L'ITALIA che vorrei...

di Sonny Foschino

Non è poi così difficile pensare all'Italia che vorrei, perchè, in realtà, l'Italia che voglio io la vogliono in tanti. Questa riflessione potrebbe, apparentemente, assumere caratteri demagogici, o addirittura ridondanti, ma in realtà non è così.

La sinistra, nel nostro paese, ha sempre avuto un grande limite che, dagli albori, le ha sempre troncato le gambe, salvo alcune rare e brevi eccezioni: il limite è quello di non saper proporre alternative concrete. Meno utopismo e più realismo. Inutile guardarsi in faccia e dire: "Si, ma così non c'è niente da fare!"

Appare quasi illogico, irreale.

Nell'Italia che vorrei la scuola dovrebbe essere il punto cardine di tutto quanto. Dovrebbe rappresentare una palestra di vita in cui i giovani, le menti fresche, si inizino a forgiare, comincino a comprendere concetti basilari e fondamentali: quella che una volta si chiamava Educazione Civica. Lo studio della Costituzione dovrebbe iniziare dalla Prima Elementare, per creare e tener vivo all'interno degli animi il patriottismo necessario per poter far fronte a tutto.

Nell'Italia che vorrei ogni giovane dovrebbe amare la propria Terra; dovrebbe riservare per lei parole d'amore; rispetto per i suoi avi, per i suoi eroi, per la sua bandiera e per l'Inno Nazionale che i nostri genitori ci hanno insegnato quando eravamo piccoli.

Nell'Italia che vorrei ogni uomo dovrebbe poter godere degli stessi diritti degli altri. Dovrebbe poter essere lieto di essere onesto: ma purtroppo in Italia le cose non funzionano così. I furbi, i delinquenti, i mafiosi, vivono indisturbati senza restrizioni. Chi patisce è l'onesto, colui che vuole "mettersi in regola" in tutto e per tutto. Nel giro di poco le sue gambe vengono mozzate, con conseguenze spesso atroci mentre chi beffa la legge gira indisturbato con macchine di lusso e una puttana nuova ad ogni party.

Nell'Italia che vorrei la stampa dovrebbe essere libera: libera dai padroni, libera dal potere incontrastato delle mafie e delle logge massoniche che per vocazione tendono a controllare l'informazione per poter influire sul pensiero comune e gestire tutto a proprio piacimento. Certo, Internet oggi rappresenta un mezzo fondamentale per la libertà e la condivisione, ma rischia di eclissarci. Bisogna fare in modo che le idee che passano solo attraverso il web si concretizzino e ci riportino fuori, per le strade, a reclamare ciò che è nostro, ciò che ci spetta, ciò che c'è stato negato.

Nell'Italia che vorrei la violenza è da condannare: sotto ogni punto di vista. La violenza non porta mai a nulla. Nei recenti scontri di Roma dove dei giovani, sicuramente con delle ottime ragioni, hanno manifestato con metodi discutibili, in cuor mio l'amarezza ha preso piede. I metodi barbarici e vandalici che portano allo scasso delle vetrine, all'incendiare auto non fa altro che avvalorare la tesi di chi, in effetti, ci ha reso intellettualmente schiavi. In quel preciso istante le uniche persone per bene presenti in strada erano i poliziotti, che facevano solo il loro mestiere. L'arma più grande è la parola: addestriamoci a saperla usare.

Nell'Italia che vorrei i giovani non dovrebbero avere per idoli la figona o il belloccio di turno, ma dovrebbero apprendere la storia: la storia della nostra Italia affinché uomini come Borsellino, Falcone, Impastato, Alfano, Puglisi, De Mauro e altri non siano solo "soggetti di manifestazioni interessanti", ma modelli ispiratori di stili di vita volti al cambiamento.


Nell'Italia che vorrei ogni uomo dovrebbe avere ciò che gli è stato tolto e rendere ciò che ingiustamente ha rubato.

Nell'Italia che vorrei la Chiesa dovrebbe essere libera in uno stato libero. Tanti i ritardi del passato per sua colpa. La storia dovrebbe insegnare a non ricadere in errore: e la storia è storia per noi quanto per loro. Dio non è un alibi.

Ed è questa Italia che vorrei che deve alzare la testa dinnanzi al mondo ricordando i suoi natali, ricordando tutto ciò che è stato che è e che sarà.

Questa è l'Italia che vorrei... domanda a te stesso: in cuor tuo, so che la vuoi anche tu.

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