giovedì 6 ottobre 2011

Non GIOCATE con la LIBERTA'!

di Sonny Foschino

Ci stanno privando di libertà basilari: la libertà di sapere.

Ovviamente da quando il mondo di internet è entrato a far parte di tutte le realtà di vita quotidiana, l'Italia, il mondo, sembrano cambiare. La maggior parte non agisce più "per sentito dire" o "perché gli altri hanno detto così". Si agisce, quasi sempre, con cognizione di causa, previo approfondimento del fattore, e quindi accrescendo l'acculturamento interpersonale di se stessi e degli altri.

Da anni Wikipedia rappresenta una grande piattaforma di condivisione del sapere.

Per qualche giorno tutte le sue voci sono oscurate, celate, nascoste; e gli amministratori annunciano che, a causa dei nuovi provvedimenti di legge, Wikipedia rischia la chiusura. In questo episodio potrebbe nascondersi, come un cancro maligno sul nascere, l'inizio della morte della nostra libertà causata dal "potere", da chi ama avere burattini accondiscendenti che sappiano solo vivacchiare senza prendere posizione.

Le voci sono rimaste oscurate fino al 6 ottobre.

Ma vediamo di vederci chiaro:

Recita l'articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo:

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»


Ma la libertà è sancita anche dalla Costituzione:

Recita Testualmente il Primo Articolo:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Esso dichiara che l'Italia è una Repubblica democratica; questa è la prima affermazione della Carta Costituzionale. La Repubblica, la democrazia e l'Italia non possono esistere se non in funzione l'una dell'altra. Il concetto si collega anche all'ultimo articolo della costituzione, il 139, per rimarcarne appunto l'importanza a prioristica:

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Quindi mai più monarchia, o dittatura, o impero, o qualsiasi altra forma di Stato che non sia pienamente e democratico e repubblicano.


Di fondamentale importanza è il secondo comma. I padri costituenti dovevano stabilire, in via definitiva, di chi fosse la sovranità. A chi appartengono dunque i poteri dell'Italia repubblicana? Al Governo? No!

La sovranità apparteneva al governo sotto il regime fascista; da qualche anno a questa parte sembra proprio che certi provvedimenti di legge ne risentano la nostalgia. E allora la sovranità dovrebbe appartenere, come nel modello statunitense, al Parlamento? Assolutamente no. Vi sono sostanziali differenze tra il sistema politico americano e quello italiano. Per tagliar corto, il nostro non è un Parlamento federale e viene rinnovato con cadenza quinquennale.

Chi è dunque il vero detentore dei poteri in Italia? Il POPOLO!!!
La sovranità risiede nel popolo, è del popolo, emana dal popolo, è del popolo, sta nel popolo.

E se il popolo è sovrano, nei limiti della Giustizia (quella con la g maiuscola), è libero. La sua libertà non può dunque essere intaccata per nessun motivo. Il popolo sovrano, che chiede la legge, che rispetta la legge, deve essere responsabile di se stesso e degli altri.

Dice ancora l'art. 1 che il popolo, questa sovranità, la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Cosa vuol dire, questo? Vuol dire prima di tutto che gli strumenti e gli atti di sovranità popolare devono essere previsti dalla Costituzione, e non possono essere né più né meno di quelli.

Già nel codice penale è contemplato il reato di diffamazione: ognuno è responsabile di ciò che dice e dichiara. Perché dunque una restrizione del genere?

Quanto è sovrano questo popolo?

Il fatto che la sovranità ci appartenga non deve essere mai dimenticato. Non è il presidente del Consiglio, non sono i parlamentari che comandano: essi sono solo i nostri rappresentati, e DEVONO ascoltarci e mettere in atto le nostre aspirazioni ed i nostri desideri.

In conclusione, dunque, il diritto di usare la Rete come fonte e luogo di conoscenza è e resta un punto cardine di chi, come noi, non intende vedersi oscurare dei diritti dinnanzi agli occhi.

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